Archivio | novembre, 2008

Sul treno a vapore

30 Nov
Il treno a vapore alla stazione di Nefasit

Il treno a vapore alla stazione di Nefasit

Chi di voi ha potuto provare l’esperienza di viaggiare su un treno a vapore, sentire il fischio della locomotiva, riempirsi  viso e narici di fuliggine e puzzare di carbone?
Qui ad Asmara tutto è possibile, anche tornare indietro nel tempo, viaggiando su un binario dell’Ottocento realizzato dagli Italiani durante il periodo coloniale: una linea a scartamento ridotto senza cremagliera e un treno costruito verso la fine del 1920 nei cantieri Ansaldo di Genova-Sampierdarena guidato da macchinisti ottuagenari.

Il paesaggio visto dal treno

Il paesaggio visto dal treno

L’ebbrezza di questo viaggio lento  – circa 35 chilometri all’ora – e a ritroso nel tempo l’abbiamo vissuta questa mattina insieme ad altre 10 persone seduti sulle panchine di legno di una carrozza di terza classe noleggiata fino al villaggio di Nefasit.
L’avventura ha preso il via alle 8 del mattino e si è protratta fino all’una: 50 chilometri andata e ritorno per un percorso veramente mozzafiato ammirando dai finestrini senza vetro montagne e precipizi, ponti di pietra e gallerie avvolte in nuvole di vapore.

Il paesaggio visto dal treno

Il paesaggio visto dal treno

In carrozza è stato preparato e servito più volte il caffè eritreo, rispettando tutte le fasi, dalla tostatura alla bollitura e filtratura, accompagnato dall’immancabile pop corn.

La preparazione del caffè

La preparazione del caffè

Nefasit

Nefasit

Il convoglio si è fermato più volte per caricare il carbone e fare il pieno di acqua: uno spettacolo che ha colpito particolarmente le mie figlie.

Il treno fa il carico di carbone

Il treno fa il carico di carbone

Ma qual è la storia di questa linea ferroviaria che ai primi del Novecento collegava Massaua, Asmara, Keren e Agordat?
Per non tediarvi cercherò di essere breve: i lavori di costruzione vennero iniziati nell’autunno del 1887 –  raggiungendo Asmara nel  dicembre del 1911 – e terminarono nel febbraio del 1928. La linea venne smantellata durante la guerra con l’Etiopia e chiusa nel gennaio del 1976. E’ stata riaperta soltanto nel 2003. Da allora richiama ogni anno da tutto il mondo numerosi appassionati di treni storici.
L’antica ferrovia copriva un percorso di 306.4 chilometri comprensivi di 1548 curve e superava un dislivello di 2128 metri. Venivano toccate 30 stazioni, attraversate 39 gallerie e superati 65 ponti. Il recupero è stato reso possibile grazie all’impegno di ferrovieri, fucinatori e maniscalchi ultrasettantenni ormai in pensione tornati al lavoro per realizzare questo sogno.

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Il taxi

29 Nov

Prendere un taxi qui ad Asmara è un po’ come da noi prendere l’autobus.
Ci si mette sulla strada principale e si aspetta. In genere non molto. Quando si avvista un taxi basta fare un lieve cenno con la mano che subito l’autista accosta e si ferma.

Un taxi davanti alla FIAT Tagliero

Un taxi davanti alla FIAT Tagliero

All’interno possono esserci già altre persone, il taxi può trasportare fino 4 passeggeri adulti più vari bambini seduti in braccio e rigorosamente nei sedili posteriori. Chi viaggia sui sedili anteriori deve indossare la cintura di sicurezza.
Quando si sale su un taxi non è necessario salutare, si consegnano 5 nakfa all’autista (circa 25 centesimi di euro) e si tace fino alla propria meta, che deve essere sempre sui percorsi principali. Basta un segno per dire che si è arrivati a destinazione. Se invece si vuole noleggiare il taxi o farsi portare fuori dai percorsi principali, il costo è di circa 40 nakfa concordate a inizio viaggio.

Animali in città

28 Nov

Girare per Asmara piace tantissimo alle bambine. Ogni angolo è per loro una scoperta. Il loro sguardo si posa soprattutto sugli animali. In città se ne vedono parecchi: cavalli che trainano carri o sono fermi davanti ai negozi, pecore o capre alla fermata dell’autobus, asini che trasportano merci.

Asini in città

Asini in città

Giorni fa Shukor grande ha notato un segnale stradale che vietava ai carri il transito in una strada. Eccolo:

Segnale stradale

Segnale stradale

Cerimonia del caffé

14 Nov

Offrire il caffè in Eritrea è un gesto di grande significato. E’ segno di amicizia e di rispetto per il prossimo e prevede una cerimonia piuttosto lunga e complessa.

Quando i nostri vicini di casa ci hanno invitati per un caffè io non avrei mai immaginato niente di ciò che sto per raccontarvi.

Entrati in sala, io, l’Insegnante e le Shukorine ci siamo accomodati sui divani mentre la padrona di casa poneva sul tavolino un recipiente di terracotta contenente il “dabbo fir fir”, ossia pezzetti di pane caldo fatti con il “fino”, cioè con la farina di grano, passati nel burro e aromatizzati con berbere. Collocati quattro cucchiai all’interno del recipiente, ci invitava quindi a servirci. Nel frattempo accendeva un piccolo portaincensi e metteva su una stufetta a carbone la “gebena”, un recipiente di terracotta della forma di una piccola anfora contenente acqua e il caffè che lei aveva in precedenza tostato e macinato. Una volta pronto, il caffé filtrato ci è stato servito abbondantemente zuccherato e in piccole tazze senza manico. Era il primo di una serie di tre. Sì, perché il caffé viene poi rimesso sul fuoco, filtrato ancora e nuovamente offerto. Solitamente lo si fa per tre volte – la terza tazzina è considerata la migliore essendo la “berrekha”, ossia quella della benedizione – ma a volte alcune donne chiacchierando arrivano a berne anche sette. In questo caso il colore del caffè risulta pallidissimo. I nostri vicini chiamano questa cerimonia “ammazzatempo”. Non a torto…

Shukor piccola all’International School

12 Nov

Giornata importante per la Shukor piccola. Dopo un mese di noia sempre appiccicata alla gonna della mamma oggi riprende a frequentare l’asilo. Non quello italiano però, bensì il Kindergarten dell’International School Community di Asmara (AICS). Così questa mattina ci siamo svegliati tutti molto presto per avviare la preparazione dei panini. L’orario scolastico è infatti compreso tra le 8 e le 14.30 per cui i genitori devono provvedere alla colazione di metà mattina e al pranzo.

Shukor piccola era entusiasta di questa novità, anche perché ieri siamo andati a visitare la scuola ed è rimasta a bocca aperta vedendo il playground, le aule, la biblioteca, la palestra, il teatro e tutte le attrezzature di cui la struttura dispone. Nell’offerta formativa ci sono francese, matematica, scienze, lingua, studi sociali, arte, oltre a un’infinità di attività facoltative.

All’ingresso abbiamo trovato il direttore, Mr. J., che con l’affabilità che lo contraddistingue ha accolto la Shukorina molto calorosamente stringendole la mano e dicendole di essere contento di averla nella sua scuola. Dopodiché è arrivata la maestra, una signorina australiana che parla un inglese molto stretto, e ha subito presentato Shukor piccola ai suoi compagni, 16 bambine e bambini di varie nazionalità. Tra essi ci sono anche due piccolini italiani che si sono dimostrati subito molto gentili e disponibili con lei. Tanto che la mia presenza si è rivelata ben presto inutile e, preso un taxi, me ne sono ritornata a casa a godermi una tranquilla mattinata di letture.

A Massawa

7 Nov
Gurgussum

Gurgussum

Avevamo pensato a una tranquilla settimana di vacanze qui ad Asmara. Magari una colazione al bar, o forse una serata in pizzeria, oppure qualche passeggiata in centro… invece in questi giorni ci siamo spostati parecchio, macinando centinaia di chilometri. Prima a Keren, poi a Massawa, sul Mar Rosso. Il soggiorno balneare è avvenuto mercoledì e giovedì sempre in compagnia di amici, due dei quali trovavandosi già là, a Gurgussum, ci hanno prenotato un bungalow direttamente sul mare. Le bimbe erano al colmo della felicità: hanno corso sulla spiaggia, nuotato e camminato nell’acqua bassissima per oltre cento metri dalla riva. Naturalmente abbiamo anche approfittato dell’occasione per visitare Massawa, che ai miei occhi si è rivelata una città ricca di storia e di fascino. La città è formata da una parte continentale – Massawa – e da due isole – Massawa e Taulud. Proprio a Taulud, che è collegata alla terraferma da una lunga strada sopraelevata, ci siamo recati per i pasti: abbuffate di pesce a volontà, e precisamente cernie, gamberoni fritti e grigliati a pranzo e cena.

Avifauna sulle rive del Mar Rosso

Avifauna sulle rive del Mar Rosso

Gita a Keren

3 Nov
Keren

Keren

Oggi è stato un giorno speciale per la nostra famiglia. Finalmente, dopo tre settimane di adattamento a questa nuova realtà, abbiamo programmato una gita. La meta è stata la cittadina di Keren (o Cheren), una delle più belle dell’Eritrea, a circa 90 km da Asmara. Siamo partiti con alcuni amici intorno alle 10 del mattino per arrivare a Keren tre ore dopo. La strada, piuttosto tortuosa, presentava parecchie buche e le bimbe hanno sofferto un po’ il mal d’auto, ma il paesaggio ha ricompensato ampiamente il nostro sacrificio: montagne spettacolari punteggiate da piante grasse, sicomori e baobab; abitazioni di paglia e tufo, pastori, contadini, greggi di pecore e capre, cammelli e asini in quantità.
Keren non è molto grande: conta circa 75.000 abitanti e si trova a 1.300 metri di altezza. Il clima è quindi più caldo che ad Asmara, ma senza eccessi. Superata la rotatoria detta Giro Fiori, ci siamo diretti al mercato dove ogni lunedì si comprano e vendono cammelli. Per le bimbe è stata un’esperienza bellissima poter ammirare da vicino queste straordinarie bestie dalle zampe lunghe e magre e dalla bocca sempre in movimento!

Cammelli in vendita al mercato di Keren

Cammelli in vendita al mercato di Keren

Splendidi anche gli oggetti di artigianato locale in vendita al mercato: recipienti di ogni tipo e materiale, caftani e cestini di vimini. Ma anche spezie, frutta e verdura in abbondanza. Keren è inoltre famosa per la produzione di monili in argento e non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione per una puntatina anche nella zona dei gioiellieri.
Dopo il pranzo al Sarina Hotel, un albergo di recente costruzione, ecco le ultime due tappe del nostro viaggio: il cimitero degli Italiani e la Madonna del baobab. Quest’ultima è collocata all’interno di un gigantesco baobab e secondo un detto locale favorirebbe la fertilità.

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