Archivio | gennaio, 2011

Come stai?

22 Gen

Una delle usanze più tipiche degli eritrei è quello di aprire una conversazione con quest’espressione: “Come stai?” Non una volta – sia ben inteso – due o tre volte. Al telefono, per strada, nei negozi. Come stai? Come stai? Kemay aleka (pron. cammellah ha). La risposta è sempre quella. Puoi essere in preda all’influenza, puoi aver avuto un lutto in famiglia, puoi essere in fin di vita, ma c’è un solo modo di rispondere a questa domanda: Bene, grazie! Tsebuk (pron. zebù), yekeniyeley (pron. ieregnellè)! Insieme a quest’espressione non può mancare la classica stretta di mano che, se vuol essere reverenziale al massimo, deve essere fatta in questo modo: la mano sinistra sorregge il braccio destro all’altezza del gomito.

Il container… finalmente!

14 Gen

E’ stata lunga. E’ durata da fine agosto a gennaio l’attesa del container con gli alimentari acquistati in Italia. Cinque mesi senza biscotti italiani, che mi hanno costretta ad imparare anche a fare le torte (e ho detto tutto!), cinque mesi senza i pelati, senza l’acqua minerale (quella di Asmara ha un retrogusto di terra), senza la farina (quella di Asmara deve essere setacciata perché ha sempre ospiti al suo interno), senza quelle piccole cose che ti fanno sorridere alla vita (olive, patatine, cereali, cioccolata e via dicendo).

E questa mattina è giunta inaspettata la telefonata: vieni subito, il container è arrivato, stiamo caricando le tue cose su un camion. Porta la lista così controlliamo che ci siano tutte! Sì perché il container non è a mio nome, noi abbiamo diritto a un solo container per tutti i cinque anni di mandato, ma gli alimentari qui non si trovano tutti o se si trovano sono di scarsa qualità (di provenienza artaba o cinese) o già scaduti, per cui ci appoggiamo ai nuovi colleghi che annualmente arrivano e chiediamo un piccolo spazio nel loro.

Quando le Shukorine torneranno da scuola troveranno ad aspettarle Nutelle, patatine, biscotti e crackers, frutta sciroppata, marmellate e latte italiano che potranno bere freddo con il cacao senza doverlo prima bollire e ribollire. Per loro sarà una gioia immensa…

Questa è la foto che ritrae la nostra megaspesa da Maiorana a Roma:

La nostra spesa

La nostra spesa

La nostra spesa

La nostra spesa

Il ritorno

12 Gen

Da pochi giorni siamo tornati ad Asmara dopo aver trascorso in Italia le vacanze natalizie. Stavolta il rientro è stato molto sofferto, sia da parte mia che da parte delle shukorine. Non eravamo cariche di entusiasmo come le volte precedenti, piene di progetti o desiderose di rivedere gli amici della comunità italiana ad Asmara, ma alquanto tristi per le persone che lasciavamo, le belle passeggiate in centro a Genova, gli aperitivi, i panini, le focacce e i salumi che abbiamo potuto gustare durante il nostro soggiorno italiano. Ma soprattutto i nonni. Le Shukorine sentono molto la loro mancanza e già parlano di quando torneranno ad Asmara, magari il prossimo mese, forse per la loro Comunione. Chissà. Neanche l’idea di riabbracciare il cane Camilla stavolta è riuscita a dissipare la loro tristezza.

E poi fa freddo qui ad Asmara. Pensavo che le temperature nel frattempo si sarebbero rialzate, ma questo è un anno particolare, il freddo si fa sentire anche qui e se gli altri anni non c’era bisogno di accendere il caminetto la sera o di avere una stufetta, adesso se ne sente proprio la necessità. E noi non abbiamo né l’uno né l’altra. O meglio, il caminetto sì, quello c’è, ma non è funzionante, soltanto estetico e l’Insegnante non se la sente di farlo riaprire. Insomma: aspettiamo che i giorni passino e torni il caldo.

Intanto gustiamoci i prodotti alimentari italiani che ci siamo portati sfruttando al massimo i nostri 160 chili di bagaglio concessici dall’Egypt Air. Un centinaio erano solo di carni: petti di pollo (qui il pollo è magrissimo e durissimo), cosce, salsicce. Il resto sono salumi messi sotto vuoto: prosciutti, coppe, salami, speck e mortadelle.

Per quanto riguarda il container preparato quest’estate, ancora niente all’orizzonte…

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