Al Consolato turco

3 Ago

Alla fine siamo dovuti andare a Roma dieci giorni prima della data prevista. Per il trasferimento ad Istanbul infatti occorre il visto di lavoro che ti viene rilasciato dal Consolato turco. Così partiamo da Finale Ligure, dove stiamo trascorrendo le nostre vacanze, sabato sera dopo cena. Arriviamo a Genova e cominciamo a riempire alcuni cartoni con le tute da sci che in Turchia potrebbero esserci utili dal momento che alcune località sciistiche sono facilmente raggiungibili da Istanbul, e la raccolta del Corpo Umano (due anni di assidui acquisti fatti dai nonni in edicola) ancora da montare, naturalmente. Ah, dimenticavo, un bollitore elettrico regalatomi da mia mamma, color acciaio, come piace a me, per la mia nuova cucina turca. La mattina levataccia, caricamento auto, partenza per Roma. Breve sosta dal fornaio perché un po’ di focaccia genovese non guasta mai. Il periodo di crisi economica e il clima di questo luglio un po’ insolito ci aiutano. Fino a Roma non c’è un rallentamento né una coda, il traffico scorre fluido e non soffriamo il caldo anche se il climatizzatore è guasto. Alle due siamo a Roma e prendiamo possesso della camera prenotata all’hotel Alexandra di via Veneto. Centrali, quindi. Il bello viene dopo un breve riposino. Roma ai miei occhi non è mai stata così bella. Una leggera brezza ci accompagna nella nostra passeggiata tra Piazza Barberini, Piazza di Spagna, via Condotti, Fontana di Trevi. Qui lancio la mia monetina mentre l’insegnante mi scatta la foto.

La giornata successiva è completamente dedicata al ritiro della nota verbale alla Farnesina e alla richiesta del visto al Consolato turco. E’ qui che l’incanto si spezza. In una stanzetta dal soffitto basso, misure tre metri per tre, tra le urla dei bambini presenti, 17 persone noi compresi cercano di attirare l’attenzione delle impiegate. Finalmente l’Insegnante fa presente la sua necessità di avere il visto e l’impiegata gli dice che sarebbe dovuto andare a Milano. A Milano? Abbiamo fatto tutti quei chilometri per niente? E poi il formulario che l’applicata della segreteria della scuola gli ha detto di compilare lì al Consolato, l’avrebbe dovuto già scaricare da Internet. Inoltre mancano alcune fotocopie che devono essere fatte fuori dal Consolato. Per concludere, la procedura richiederà parecchio tempo, giorni forse. L’Insegnante prega l’impiegata di risolvergli la questione e lei gli dice di ritornare nello stesso ufficio alle 14.30. Nel pomeriggio scena simile: l’impiegata va e viene con i nostri fogli… Nel frattempo lo stesso bambino della mattinata piange e strepita perché sfinito da quella lunga attesa mentre altre dieci persone in turco parlano contemporaneamente allo sportello. Di ciò che dicono capisco una sola parola: passaporto. Alle 15.30 il bambino si è addormentato nel passeggino. Alle 16 usciamo vittoriosi da quell’ufficio: la nostra pratica è stata inviata ad Ankara. Non rimane che andare dal trasportatore per consegnargli gli scatoloni e poi risalire lo stivale per tornare a Finale…

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