Archivio | settembre, 2011

Istanbul per me

28 Set
Beyoglu

Beyoglu

Sono stati in tanti fin dai miei primi giorni qui a Istanbul a chiedermi un’impressione su questa città. “Com’è là?”, “Come ti trovi?” “Cosa te ne sembra?”. Mi hanno detto.

Ho tardato a rispondere. Perché questa città è talmente multiforme che è difficile averne un’idea precisa da subito. Perché ero troppo assorbita dalla ricerca di una sistemazione in modo da dare alle Shukorine una parvenza di stabilità, di normalità. Perché non l’ho girata con gli occhi della turista, ma di chi deve rimanerci per sei anni.

Ad ogni modo, se devo parlare di impressioni, va detto che fin dal primo impatto mi è sembrata una metropoli affascinante. Estesa, multietnica, marittima, caotica, moderna e tradizionale nello stesso tempo. Istanbul è una città per viaggiatori. Credo che agli occhi di un italiano proveniente da un paese ma anche da una piccola città Istanbul possa sembrare troppo complessa. A me piace proprio per questo. I negozi sono sempre aperti, la gente mangia a qualunque ora, i locali sono affollati sia di giorno che di sera. E sono aperti sulla strada. Sì perché l’istanbuliota vive la strada, vive la città. Aborrisce gli spazi chiusi. Mette la sedia sui marciapiedi, davanti al suo negozio e chiacchiera sorseggiando il tè con gli amici; fa colazione, pranza o cena fuori. E soprattutto cammina. Le stradine qui a Beyoglu dove abitiamo noi, ma anche in tanti altri quartieri, sono strette e le salite si alternano alle discese, le scalinate alle vie lastricate.

Galata

Galata

E poi ci sono i gatti. Che sono gatti di tutti. Vivono anche loro per la strada. Hanno sempre dell’acqua ai lati dei portoni e del cibo in un cartoccio. Sonnecchiano sulle poltrone dei bar, sui sedili delle moto, sui cofani delle auto, davanti ai negozi. Istanbul li ama e li tratta con grande senso di civiltà.

Un gatto comodamente seduto davanti a un negozio

Un gatto comodamente seduto davanti a un negozio

Poi c’è la passeggiata serale. Dopo le sei le vie principali diventano fiumi di gente e piccoli palcoscenici per spettacoli di musica e danza.

Una danzatrice a Beyoglu

Una danzatrice a Beyoglu

E poi c’è abbondanza. Di cibo, cibo buono, come quello italiano. Di gente sorridente. Di tessuti pregiati, di oggetti d’artigianato finissimo, di mostre, di gallerie d’arte, di auto, di hotel, di scuole, di bar, di ristoranti, di negozi, di centri commerciali, di moschee, di battelli e di navi. Un’abbondanza che va oltre ogni immaginazione, soprattutto nei bazar. E ancora non ho visitato il Gran Bazar. Mi sono limitata al mercato di Eminonu ed è stato un tripudio di sapori, odori, colori.

E poi c’è il vento. Quella dolce brezza di mare che rende il cielo terso e ti accompagna per tutta la giornata.

E poi c’è il mare. Che non è l’infinito come l’ho visto in Italia, in Nigeria o in Eritrea. Ha una terra di fronte, ha un ponte illuminato, ha gente che lo attraversa ogni mattina per turismo, per commercio, per andare al lavoro passando da un continente a un altro.

Vista da Karakoy

Vista da Karakoy

I gatti di Istanbul…

25 Set

… sono gatti di tutti

Un gatto nel salotto di strada

Un gatto nel salotto di strada

… vanno a Messa la domenica

Un gatto davanti alla Chiesa di Sant'Antonio

Un gatto davanti alla Chiesa di Sant'Antonio

… dormono sui libri

Un gatto sui libri di una bancarella

Un gatto sui libri di una bancarella

… fanno shopping

Un gatto davanti a un negozio di abbigliamento

Un gatto davanti a un negozio di abbigliamento

… convivono pacificamente con i cani

Cani e gatti insieme per strada

Cani e gatti insieme per strada

I gatti di Istanbul sono amati e si fanno amare.

Un gatto comodamente seduto per strada

Un gatto comodamente seduto per strada

Ho bisogno di un corso di turco…

23 Set
Il camion dei mobili

Il camion dei mobili davanti casa nostra

Vedete il camion in sosta davanti casa mia? Ogni giorno ne arriva uno: con la lavatrice, la cucina a gas, l’armadio, il divano… Non c’è tregua! Gli operai vanno e vengono e tutti parlano solo turco, naturalmente… Ieri uno mi chiedeva uno straccio per asciugare l’acqua che si era formata sotto il frigorifero e io captando la parola “su” gli ho portato un bicchiere d’acqua fresca. L’altro giorno un altro mi spiegava come azionare la lavatrice e io annuivo per tranquillizzarlo, ma in realtà non capivo niente. Come è andato via ho cominciato a smanettare con i programmi. Per fortuna il bucato ne è uscito bene! Insomma, avrei svariati esempi da farvi, ma ve li voglio risparmiare. Una cosa è certa: ho bisogno di un corso di turco, intensivo ed efficace soprattutto, perché qui quasi nessuno parla inglese o francese o italiano. E non funziona neanche l’esprimersi a gesti perché la loro gestualità è diversa dalla nostra e si rischia di offendere.

Ad ogni modo mi posso ritenere soddisfatta perché sto imparando almeno il turco di sopravvivenza: a Istanbul in pochi giorni ho memorizzato una quantità di termini che non imparato in tre anni di tigrino ad Asmara. Là mi capivano in italiano o in inglese e non mi sforzavo più di tanto. Qui non mi capiscono e mi devo attivare al più presto.

I gelatai di Istanbul

21 Set
Un gelataio di Beyoglu

Un gelataio di Beyoglu

Fa ancora molto caldo qui a Istanbul e il gelato è una delle leccornie più apprezzate dalle mie Shukorine. Quando si passeggia per le stradine di Beyoglu è inevitabile una fermata davanti ai banchetti dei gelatai istanbulioti. Che non sono soltanto gelatai ma anche abilissimi giocolieri. Con tutti i clienti, bambini e non, inclini allo scherzo o meno, si divertono a fare delle magie con i coni. Fingono di far cadere il gelato, di non riuscire a staccarlo più dal bastone di ferro con cui manipolano il loro dolce, porgono il cono e subito dopo lo tirano a sé. Insomma, uno spasso per alcuni, uno scotto da pagare per chi vuole gustarsi immediatamente e in santa pace il suo gelato.
E poi il gelato turco non assomiglia per niente al nostro. E’ dolcissimo, non molto fantasioso nei gusti (vaniglia, cioccolato e tre gusti alla frutta), e soprattutto elastico. La prima volta che ho dato una leccata al cono sono rimasta sorpresa vedendo che si formava un lungo filamento che non riuscivo più a staccare. Insomma, mangiare un gelato qui a Istanbul è quasi come masticare un chewing gum.

Un gelataio di Beyoglu

Un gelataio di Beyoglu

Tutti a scuola!

19 Set
Le Shukorine prima di uscire di casa

Le Shukorine prima di uscire di casa

Stamattina sia l’Insegnante che le Shukorine erano molto emozionati per l’inizio del nuovo anno scolatico. L’insegnante ha cominciato le lezioni alle 8, le Shukorine alle 8.30. Io sono andata con loro. Macchina fotografica a tracolla, busta con bibite e patatine per la festa d’inizio anno, moduli d’iscrizione in mano, ho deciso di prendere un taksi per non perdermi e non rischiare di arrivare in ritardo. Ebbene, non sono riuscita a evitare né l’una né l’altra cosa. Il tassista invece di portarmi alla scuola italiana Marco Polo mi ha accompagnata davanti all’ospedale, sempre italiano comunque. Altro giro, altra corsa. Probabilmente devo perfezionare la mia pronuncia turca…

Un'aula della scuola Marco Polo

Un'aula della scuola Marco Polo

Casa dolce casa

18 Set

Dopo breve ricerca abbiamo trovato l’appartamento che fa al caso nostro: tre camere, una cucina, una sala, tre bagni. Aria condizionata e riscaldamento centralizzato. Terzo piano senza ascensore. In centro, nel quartiere di Cihangir, a pochi passi dalla centralissima piazza Taksim.

L’appartamento è stato completamente ristrutturato e non è ammobiliato. Il che significa dover acquistare tutto – dagli elettrodomestici ai mobili – montare lampadari, appendere tende. Nonostante ciò, il giorno dopo aver firmato il contratto di affitto abbiamo deciso di trasferirci in casa lasciando la stanza d’albergo che era un po’ troppo piccola per noi quattro e soprattutto lasciando i bellissimi quanto polverosi tappeti turchi che causavano a Shukor (pron.  Sciukor) piccola notevoli problemi d’asma.

L’Insegnante è stato il primo a inaugurare la vasca idromassaggio. Gliela perdono soltanto perché si è trasportato per tre piani a piedi le otto valigie che ci siamo tirati dietro da Asmara. Cosa ne pensate voi?

i tre piani di scale

I tre piani di scale

Colazione alla turca

14 Set
Colazione alla turca

Colazione alla turca

Avete mai visto una bambina italiana mangiare a colazione pomodori, cetrioli e olive? E’ la mia Shukor grande che in questi primi giorni a Istanbul sta apprezzando la colazione alla turca. Ogni mattina scende di corsa le scale dell’albergo per accomodarsi davanti a un piatto di verdure, uova sode, marmellate, burro e pane fresco. Non c’è niente di meglio per far felice una mamma…

Il panino di pesce

10 Set

Come l’hamburger negli States, come la pizza in Italia, come la paella in Spagna, il panino di pesce sembra essere il cibo che più rappresenta Istanbul. L’avevo letto nella guida della Lonely Planet e l’ho voluto provare già nei primi giorni del mio soggiorno in Turchia.

Lungo il Bosforo

Lungo il Bosforo

Ieri, allontanandoci dal trambusto della città e passeggiando lungo il Bosforo con un’amica anche lei proveniente da Asmara, siamo approdati in un’area dove c’erano numerosi pescatori e alle loro spalle innumerevoli ristoranti di pesce. Era ancora presto per cenare, ma non troppo tardi per uno spuntino. Ecco allora che notiamo i carretti dei venditori di panini di pesce. Una griglia, un contenitore per le cipolle tagliate a rondelle, un altro per i pomodori affettati sono l’attrezzatura base per questo tipo di commercio. Il pesce, freschissimo, viene grigliato, quindi inserito in un panino di forma allungata, accompagnato da cipolle e pomodori e condito con olio, sale e limone. Il balik ekmek è pronto. Dove gustarlo? Accanto al carretto, dove sono posizionati dei piccoli sgabelli.

Venditori di panini di pesce

Venditori di panini di pesce

Dall’Africa all’Eurasia

8 Set

Proiettati in poche ore dal continente africano a quello euroasiatico, siamo arrivati ieri pomeriggio a Istanbul alle 16.10. Con le nostre otto valigie, con i nostri quattro piumini. All’esterno temperatura superiore ai 30°C.

Dal pulmino che insieme ai bagagli ci ha portati all’hotel Silviya, a Beyoglu, Istanbul è apparsa ai nostri occhi come una splendida metropoli. Il mar di Marmara con le sue imbarcazioni, i grattacieli, il traffico cittadino, gli innumerevoli negozi e alberghi ci hanno fatto immergere in una nuova realtà che, se  può sorprendere il viaggiatore italiano, ha un impatto indescrivibile su quello che viene dall’Eritrea.

Istiklal Caddesi

Istiklal Caddesi

Sul Bosforo

Sul Bosforo

Che dire della possibilità di inviare SMS in Italia, di parlare via Skype con i nonni, di avere un connessione Internet superveloce? Come considerare poi il poter acquistare cibo pronto a ogni angolo di strada? Prendere tram, metropolitane, taksi e spostarsi da un lato all’altro della città senza porsi problemi? Fare shopping, iscriversi a corsi di lingua, andare a teatro, al cinema, a vedere una mostra, o più semplicemente passeggiare per la Istiklal gustando un gelato?

Un centro commerciale sulla Istiklal

Un centro commerciale sulla Istiklal

Sto cercando di abituarmi gradualmente a tutto questo, ma l’adrenalina sale, sale, sale a livelli sempre più alti…

Partiti

7 Set

Siamo partiti questa mattina alle 4 da Asmara. Arriveremo a Istanbul alle 4 del pomeriggio. Siamo stanchi, entusiasti, tristi.

E’ stata una settimana intensa, trascorsa tra vendite di mobili, elettrodomestici ed auto, e la preparazione dei cento scatoloni che ci raggiungeranno tra due mesi a Istanbul.

All'aereoporto

All'aereoporto

Siamo entusiasti per la nuova esperienza che ci aspetta. Tristi per aver lasciato gli amici e il nostro cane Camilla.

In questi giorni abbiamo ricevuto mille attenzioni da chi ci ha accompagnato nella nostra avventura asmarina: gli amici siciliani e quelli romani, soprattutto. Pasti caldi, un letto profumato di bucato, passaggi in auto, babysitting, parole di incoraggiamento e di augurio mi hanno fatto capire quanto siano diventate importanti per me e per la mia famiglia queste persone. Ci siamo salutati piangendo, ma sono sicura che un giorno ci ritroveremo e riprenderemo il discorso là dove l’abbiamo interrotto.

E poi c’è Camilla. Che ha vissuto con noi fin dal nostro primo arrivo in Eritrea. Ci era stata portata quando era ancora un cucciolo dai nostri amici romani che l’avevano salvata da una brutta fine. E’ stata una gioia averla nella nostra famiglia. Ci ha dato affetto, riconoscenza, allegria, fedeltà. Non ha mai vissuto in casa perché la Shukor piccola soffre di allergia e abbiamo preferito tenerla in giardino onde evitare possibili crisi asmatiche. Purtroppo e per vari motivi (vaccinazioni, documenti, intolleranza al nuovo clima, spazi ristretti) non possiamo portarla con noi a Istanbul, ma abbiamo cercato per lei la migliore delle sistemazioni. E’ stata adottata da una giovane coppia italiana appena giunta ad Asmara e da oggi pomeriggio comincerà la sua nuova vita con loro in un ampio giardino in compagnia della tartarugona Nina.

Auguri Camilla, ti penseremo spesso e chissà che un giorno non ti potremo riabbracciare.

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