Archivio | novembre, 2011

Appuntamento all’aeroporto

30 Nov

L’appuntamento è alle 17.30, aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma Fiumicino.

Destinazioneestero, proveniente da Genova, avrà in mano un trolley grigio e sprigionerà profumo di focaccia.

L’Insegnante, da Istanbul, accompagnato da una collega, si trascinerà dietro un doppio trolley verde emanando un forte aroma di kebap.

Credo si riconosceranno anche da lontano.

Noleggiata l’auto i tre si dirigeranno all’hotel dove dormiranno sonni agitati con l’incubo di un concorso – quello per l’insegnamento all’estero – a cui sono perveute circa 37.000 domande…

Cosa mi piace del Paese in cui vivo

27 Nov

Prendo spunto da Tra mucche e cioccolata per dirvi cosa mi piace del Paese in cui vivo.

La lista non è in ordine di importanza.

Il contrasto tra moderno e antico. Enormi centri commerciali  e carretti trainati da uomini, cavalli o asini convivono senza stridore.

Interno del centro commerciale Forum Istanbul

Interno del centro commerciale Forum Istanbul

Carretti per la strada

Carretti per la strada

I succhi di frutta fresca. All’arancia, alla melagrana, al pompelmo, all’ananas. Uno più buono dell’altro.

Succhi di frutta

Succhi di frutta

Il vecchio tram del XIX secolo che da piazza Taksim giunge a Tunel attraversando tutta l’Istiklal.

Il tram

Il tram

I gatti che vivono numerosi per le strade di Istanbul e sono curati da tutti gli abitanti.

Un gatto che sonnecchia

Un gatto che sonnecchia

 

Kebap a gogò

25 Nov
Kebap

Kebap

In questi giorni di mia assenza da Istanbul, i negozietti che vedete in questa foto hanno acquistato un ottimo cliente: mio marito, ovvero l’Insegnante.

Lo chiami dopo pranzo e gli chiedi: “Cosa hai mangiato?”. Ti risponde: “Kebap”.

Lo chiami all’ora di cena e gli domandi: “Cosa ti cucini di buono stasera?”. Risposta: “Esco a prendermi un kebap”.

Fortuna che ci sono di agnello e di pollo, che esistono i döner (= panini), gli shish (= spiedini), il dürum (= piadina) e che la carne viene di solito accompagnata dalle verdure, il che gli permette di avere una dieta come dire? variata? Mi sembra un termine un po’ eccessivo.

Fatto sta che quando ci ritroveremo a Roma mercoledì sera puzzerà di cipolla, patatine fritte e carne arrosto.

Ayran ad alta quota

23 Nov
Ayran

Ayran

L’avevo visto in tutti i bar, in tutti i ristoranti, in tutte le lokante di Istanbul. L’avevo trovato al supermercato, al fast food, nei banchetti degli ambulanti.

Me ne avevano parlato le mie figlie descrivendomi il pasto dei bambini turchi a scuola sempre accompagnato da questa bevanda a base di yogurt, diluita con acqua e addizionata di sale.

Me l’aveva citato un’amica expat parlandomi di una delle sue peggiori avventure gastronomiche durante i primi giorni in Turchia. E forse per questo non mi ero mai azzardata ad assaggiarlo.

Ma durante il viaggio aereo da Istanbul a Genova l’alta quota mi ha convinta a fare quest’esperienza. E così alla domanda dell’hostess “Cosa desidera da bere?” ho risposto senza esitazione: “Ayran!”.

L’ho bevuto a occhi chiusi, immaginandomi un sapore disgustoso e invece… sorpresa! Non solo mi è piaciuto, me ne sarei bevuti altri due o tre bicchieri! E ora non vedo l’ora di tornare a Istanbul per comprarmene una ventina di confezioni da tenere in frigorifero!

Ultimi acquisti

19 Nov

Ultimi acquisti prima della partenza per l’Italia.

Belle queste ceramiche, eh? E le pashimine?

Ceramiche turche

Ceramiche turche

Depilarsi a Istanbul

16 Nov

Dopo due mesi di fai da te, stamattina mi sono decisa ad andare da una professionista del luogo per la depilazione.

Entrata nel centro estetico, che rimane all’interno del negozio di parrucchiere di cui sono già cliente, mi accoglie una ragazza sorridente. Abituata in Italia come in altri Paesi a prendere appuntamento, immagino di dover tornare tra alcuni giorni, invece mi sorprendo quando la signorina mi fa immediatamente accomodare sul lettino. Stessa cosa per la mia mamma che si mette nelle mani di un giovane parrucchiere per la tinta e il phon.

Mi esprimo in inglese e a gesti perché il mio fidato manuale di conversazione in turco è stato utilizzato nei giorni scorsi dalle Shukorine ed è quindi irreperibile nel caos della loro camera. La ragazza sorridente mi fa sdraiare, stende la cera su una larghissima superficie della gamba e con una striscia chilometrica di carta mi depila in men che non si dica. Ora capisco perché non ci sono tempi di attesa dall’estetista.

Quindici minuti contro le tre ore della signora Gina ad Asmara!

Arriva il momento dell’olio finale: me lo spruzza sulle gambe e mi fa segno di stenderlo io stessa. Bene, mi dico, qui si usa così… speriamo almeno che mi facciano lo sconto per la collaborazione…

Quando chiedo alla signorina anche la depilazione delle sopracciglia, mi fa accomodare su una poltroncina reclinabile e mi mostra un rocchetto di filo. Immediatamente realizzo che si tratta della famosa depilazione col filo di cotone di cui mi hanno parlato le mie amiche expat… dolorosissima per quel che emerge dai loro racconti. Gesticolando le spiego che no, non se ne parla neanche, e le indico la cera o la pinzetta. Lei insiste, io giù a suon di hayir (= no). Sembra rassegnata, prende le pinzette e comincia il lavoro, ma dopo qualche minuto rieccola con il filo. Faccio per alzarmi dalla sedia ma lei mi dice: relax, relax… Ok, nella mia esperienza di vita in Turchia voglio proprio farmi mancare una depilazione col filo? Mi chiedo. Tamam (= va bene) è il caso di provare. E poi dopo aver provato ad Asmara la depilazione araba fatta con la palla di zucchero credo di poter sopravvivere.

La ragazza prende il rocchetto, con la bocca tiene un’estremità del cotone mentre con quattro dita delle mani forma una spirale di filo con cui avvolge le mie sopracciglia e le strappa. O almeno è quello che mi è sembrato di vedere mentre soffrivo questa tortura turca. Perché sì, è vero, l’ho potuto constatare oggi, quella col filo è una depilazione piuttosto dolorosa. Ma il bello è venuto all’ultimo quando, soddisfatta di essere riuscita a sopportare il dolore mi stavo veramente rilassando e… zacchete, ecco che la signorina sorridente decide di accorciarmi con le forbicine le sopracciglia rimaste! Noooooooooooooooo avrei voluto urlare, e invece sono rimasta pietrificata sulla poltrona aspettando paziente che terminasse.

Così tra qualche giorno avrò due cespugli spinosi sul viso.

Un nuovo concorso per l’insegnamento all’estero

15 Nov
Iscrizioni

Calligrafia ottomana

Ieri sera sul sito del Ministero Affari Esteri sono state rese note le date delle prossime selezioni linguistiche per la destinazione all’estero del personale docente e ATA. Era una notizia che io e l’Insegnante aspettavamo da tempo anche per poter programmare il viaggio in Italia. Infatti il concorso si svolgerà a Roma.

Nei giorni scorsi mi sono resa conto che la mia vista è calata ulteriormente e soprattutto esercitandomi sui test degli esami precedenti ho verificato di avere difficoltà a mettere a fuoco le lettere. Urge una visita oculistica anche in prospettiva del concorso.

Ma da un oculista turco?

L’Insegnante, immaginandomi leggere il tabellone in turco, ha commentato che va bene che ho problemi di vista, ma mi ritroverei con due fondi di bottiglia che neanche un Dom Perignon può vantare…

Insomma, per farla breve così non vi tedio, ho prenotato il mio prossimo viaggio a Genova per lunedì prossimo. Partiamo tutti insieme, io, le Shukorine e i nonni. Ho una settimana di tempo per procurarmi un nuovo paio di occhiali con lettura dell’ottotipo in italiano, lasciare le Shukorine ai miei e fiondarmi a Roma per il concorso.

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