Archivio | dicembre, 2011

I magneti pubblicitari e il pranzo a casa Destinazione

30 Dic

Quello con i magneti pubblicitari è stato amore a prima vista. Da parte delle Shukorine, intendo.

Fin dai primi giorni del nostro arrivo a Istanbul li hanno scoperti, adocchiati e collezionati.

Magneti pubblicitari sul mio povero frigorifero

Magneti pubblicitari sul mio povero frigorifero

Dovete sapere che sono diffusissimi da queste parti. Tutte le attività commerciali turche li usano come biglietti da visita in quanto vi è riportato sopra il loro marchio, indirizzo e numero di telefono. Sono simpatici e coloratissimi. E, a differenza dei tradizionali biglietti in cartoncino, danno molta visibilità alle aziende proprio per il fatto che si possono esporre.

Qui a Istanbul si trovano dappertutto: nei ristoranti, nei bar, nei negozi e addirittura sui portoni dei palazzi che per l’appunto sono di metallo. Quando usciamo per una passeggiata, le Shukorine fanno a zig zag per la strada andando da un portone all’altro e tornano a casa con le tasche piene di questi magnetini. La povera Destinazioneestero è quindi costretta a lottare quotidianamente con loro per evitare che il frigorifero della cucina venga tappezzato da queste coloratissime calamite. Le Shukorine mettono, Destinazioneestero toglie. Se c’è una cosa che infatti non sopporta sono i frigoriferi ricoperti da post-it e calamite. Così, quando poco fa ha chiesto alle bambine di esporre tutti i loro magneti in cucina…

IIEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeeeeee!!

si è levato un grido di gioia che hanno sentito anche i vicini dell’ultimo piano.

– Ma solo per la foto! – ha precisato – E anche perché oggi è giornata trasgressiva. Visto che la mamma ha la febbre e non può uscire a far la spesa, prendete uno di questi magneti (che non sia di qualche paninoteca però) e telefoniamo a una lokanta per farci portare il pranzo pronto!

IEeeeeeeeeeeeee! – altro coro.

Con il telefono in una mano e il manuale di conversazione in turco nell’altra, Destinazioneestero è riuscita a farsi recapitare a casa pollo arrosto, riso pilaf, pane pide e ayran (naturalmente!).

Buon appetito!

Il nostro pranzo

Il nostro pranzo

Shukor piccola, l’arrosto e il cane di strada

29 Dic
Cani e gatti di strada

Cani e gatti di strada

A Istanbul – come già ho avuto modo di raccontarvi – cani e gatti vivono liberi per strada. Meglio però non passare per quella stessa strada quando si ha in mano un grosso pezzo di carne cruda come il mio. Ora mi spiego meglio.

Martedì pomeriggio, al ritorno dal corso di turco, dopo aver prelevato le Shukorine a casa di amici, raffreddata e febbricitante ho pensato di fermarmi dal macellaio per far provviste in previsione dell’impossibilità di uscire di casa nei prossimi giorni. L’arrosto poi è una di quelle cose che non richiedono grandi doti culinarie, per cui ho creduto bene di acquistarne un bel pezzo magari da suddividere in due preparazioni. Un’ulteriore fermata dal negozio di noci e frutta secca e poi via, io e le Shukorine svoltiamo l’angolo per immetterci nella strada di casa. Quand’ecco intravvediamo un vecchio cane di strada.

Non era la prima volta che ci capitava di incontrarlo, infatti le Shukorine l’avevano già battezzato come “Il cane triste” perché di solito se ne sta tutto mogio a sonnecchiare sui marciapiedi.

Passiamo io e Shukor grande con i libri di turco e le noci e il cane alza appena la testa. Passa Shukor piccola con il suo sacchetto in mano e lui alza il naso e la segue annusando per aria. In pochi secondi ha già il naso attaccato al sacchetto, Shukor piccola si agita, io finalmente realizzo che dentro al sacchetto c’è la carne. Lo afferro e il cane comincia ad abbaiare. Sto per sacrificare un arrosto da un kilo e 200 grammi quando fortunatamente dalla parte opposta alla nostra sopraggiungono alcune persone che travolgono il cane. Lui si ferma anche perché è vecchio e stanco. Noi ci attacchiamo al campanello e l’Insegnante apre subito il portone.

L’arrosto è salvo.

Le collane all’uncinetto

28 Dic
Collane, spille e fermagli all'uncinetto

Collane, spille e fermagli all'uncinetto

E’ impossibile andare al Gran Bazar di Istanbul e tornare a casa a mani vuote. E poi quando ci si va in compagnia è più bello fare shopping. L’Insegnante lo sa, ed è per questo che quando gli ho annunciato la mia uscita con le amiche qualche giorno fa si è raccomandato di chiedere almeno l’indirim, ovvero lo sconto. Che qui a Istanbul è la parola magica, quella che ti apre le porte del bazar. Non sono contenti i clienti, non è contento il negoziante se non viene fatto l’indirim. Ma credo che di questa cosa parlerò in un post a parte.

Ora voglio farvi conoscere una meraviglia che ho scoperto appunto al Gran Bazar: le collane all’uncinetto. Degli splendidi lavori fatti a mano che campeggiano nelle vetrine dei negozi, nei cestini di vimini e negli espositori del Gran Bazar. Coloratissime, delicatissime, sfiziosissime collane di cui naturalmente non potevo fare a meno.
Non sembra anche a voi?

Collane all'uncinetto

Collane all'uncinetto

Il Natale degli expat a Istanbul

26 Dic

E’ nel calore delle case che si ricrea l’atmosfera natalizia italiana qui a Istanbul. Gli expat più esperti lo sanno. Si organizzano per tempo. Si portano dall’Italia panettoni e torroni, cotechini e prosciutti, salami e baccalà. Nelle loro abitazioni non mancano la tombola e il mercante in fiera, gli alberi e le decorazioni natalizie.

Dall’Italia arrivano i parenti per festeggiare insieme. Spesso sono figli grandi che sono rimasti con i nonni o gli zii per completare gli studi, spesso sono mogli o mariti che non hanno seguito il coniuge all’estero. E le famiglie, queste famiglie spezzate che quotidianamente lottano per tenersi unite attraverso i moderni mezzi tecnologici, che vivono di nostalgie e di preoccupazioni per chi è lontano, riescono finalmente a ricomporsi. E il Natale per loro diventa anche la festa del rincontro.

E così si vive insieme un Natale che è una copia un po’ sbiadita di quello italiano, un Natale che non ti travolge con i presepi e le luminarie, i cori e la frenesia degli acquisti.

La sera del 24 si segue la S. Messa alla chiesa cattolica di Sant’Antonio. E’ una messa in tre lingue: turco, inglese e italiano. La chiesa è superaffollata perché vi convergono tutti i cattolici di Istanbul. Per ascoltare la funzione delle 20.30 bisogna essere già lì alle 19 e trattenersi fino alle 23 considerando i lunghissimi tempi che i sacerdoti impiegano per dare la comunione a tutti i partecipanti. Ma è un’esperienza molto bella, un momento di ritrovo per gli espatriati cattolici.

Il 25 dicembre chi ha la casa più grande la mette a disposizione per il pranzo e, come si fa in patria, così anche qui a Istanbul si mangia a dismisura e si brinda tra chiacchiere, risate e tombolate che profumano di mandarino.

Qui a Istanbul il Natale passa come una meteora. Per gli insegnanti italiani non è giorno di festa dal lavoro perché il calendario scolastico locale non lo prevede. Quest’anno sono stati a casa il 24 e il 25 soltanto perché cadevano di sabato e di domenica. Oggi che è Santo Stefano sono di nuovo al lavoro. Le Shukorine invece, che frequentano una scuola privata che può seguire un proprio calendario, sono in festa fino al 3 gennaio.

Vi lascio con i miei auguri di Buon Natale e le foto del nostro 25 dicembre.

Io e Shukor grande

Io e Shukor grande

Il gatto che ha trascorso con noi il Natale

Il gatto che ha trascorso con noi il Natale

Il mio Natale a Istanbul

23 Dic
Babbo Natale

Babbo Natale

E’ un timido Natale quello di Istanbul. Tra la voce del muezzin che si diffonde per la città con l’altoparlante fatico a sentire le musiche natalizie. In mezzo alle spezie dei bazar non trovo panettoni o torroni. Tra le colorate lampade nei negozi di souvenir non vedo luci natalizie o palle di vetro con la neve.

Se è vero che Natale è dove sono gli affetti più cari, allora il mio Natale è qua. Ma qualcuno manca all’appello. Ci si sente con Skype, ci si messaggia con il cellulare, ci si fanno gli auguri sui social network, tramite e-mail, per telefono. Le distanze però in questi casi non si accorciano più di tanto.

Ho immaginato un’Istanbul sotto la neve, e invece piove da giorni e le temperature sono ancora miti. Ho immaginato una casa con un albero di Natale e due Shukorine sotto i rami ad aspettare i doni, e invece il container con le masserizie deve ancora arrivare.

Fortuna che abbiamo il camino. Lì fanno bella mostra di sé un panettone che ho trasportato in valigia nell’ultimo viaggio dall’Italia, due torroni alla nocciola e due letterine per Santa Claus.

Ecco i pochi simboli natalizi – qualche Babbo Natale davanti ai negozi di giocattoli – che sono riuscita a fotografare ieri al Bazar delle spezie:

Babbo Natale

Babbo Natale

Babbo Natale

Babbo Natale

La divisa della Marco Polo

21 Dic

Ieri a tutti gli alunni della scuola primaria Marco Polo è stata consegnata la nuova divisa: una tuta con lo stemma realizzato dai bambini della scuola.

La tuta si indossa due volte la settimana per l’ora di ginnastica e in occasione di gite scolastiche, mentre il grembiule (rosa per le bambine, azzurro per i maschi) deve essere indossato tutti i giorni.

Un’arrotolata ai pantaloni, una risvoltata alle maniche ed ecco pronte le Shukorine per una impegnativa mattinata a scuola.

La divisa della scuola italiana primaria Marco Polo

La divisa della scuola italiana primaria Marco Polo

La divisa della scuola italiana primaria Marco Polo

La divisa della scuola italiana primaria Marco Polo

Ashure

20 Dic

Qualche sera fa la vicina di casa ha bussato alla nostra porta. Me la sono trovata davanti con un grande vassoio pieno di budini. Sorridendo me ne ha consegnati due dicendo: “Ashure (pron. asciuré)!”. Lì per lì sono rimasta un po’ imbambolata e le uniche parole che mi sono uscite dalla bocca sono state: “Ah, asciuré, asciuré!”. Poi per fortuna sono riuscita a farfugliare un tescekiù (grazie). Lo so, non sono abituata a vicini che bussano alla mia porta, tanto meno a quelli che regalano dolci, però altre due o tre parole in turco forse avrei potuto aggiungerle…

Le Shukorine ridevano come matte a vedere la mia espressione ebete e siamo andate avanti tutta la sera a dire: asciuré, asciuré mentre l’Insegnante, approfittando della nostra distrazione, si spazzolava i due budini alla velocità della luce.

Oggi io e l’Insegnante – come spesso facciamo approfittando del fatto che le Shukorine pranzano a scuola – abbiamo mangiato in un locale vicino casa nostra e sulla via del ritorno abbiamo deciso di prenderci… un bell’ashure (asciuré) alla pasticceria Savoy!

Ashure

Ashure

Questo budino non è del genere a cui siamo abituati. E’ una specie di crema trasparente in cui si distinguono chiaramente molti ingredienti: ceci, nocciole tostate, riso, grano, fichi, uvetta, albicocche secche, semi di melagrana, mandorle e scorze d’arancia. Il tutto è insaporito con acqua di rose e cannella. Una vera e propria bontà.

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