Archive | marzo, 2012

Rincontrarsi a Istanbul

30 Mar

Lui portava pantaloncini gialli cortissimi e calze sempre srotolate. Lei aveva i capelli corti e gonne ampie cucite dalla mamma. A quel tempo non si erano considerati più di tanto, frequentati sì perché il pulmino li prelevava da casa tutte le mattine per portarli a scuola, con il cane che li accompagnava correndo dietro e fermandosi di tanto in tanto per fare la cacca perché… povero faceva una fatica dell’accidenti ad andare dietro a quel piccolo gruppo di bambini urlanti. Era la Nigeria degli anni Ottanta con il suo clima torrido, la malaria, gli okada (tassisti su due ruote), gli yellow fever (poliziotti), i tornei di tennis, le banana boat con cui si attraversava il Niger per andare all’oceano, la piscina e il minigolf al Presidential Hotel. Era la Port Harcourt dei mercati di frutta dolcissima, dei formaggini che se li vedevi ti sembrava un miraggio, della nostra pasta importata dall’Italia, delle nostre mamme che con il poco che si trovava organizzavano feste da sogno.

Lui alle elementari faceva il dettato in siciliano, ché la maestra aveva quell’accento particolare ed era difficile capire cosa volesse dire. Lei alle medie si divertiva con la prof di Italiano che li chiamava “ciccionni” e li portava tutti a casa sua a mangiare la pasta con le polpette e a vedere Laguna Blu.

Quando dei bambini così li abitui a godere delle bellezze del mondo, li esponi al multiculturalismo, al multilinguismo, beh difficile che sognino di starsene per tutta la vita nella loro terra d’origine. E infatti. Lui dopo mille peregrinazioni è approdato negli Emirati Arabi Uniti, lei lo sapete già.

Ma per una strana fatalità della vita ieri si sono ritrovati a Istanbul, dopo tanti anni che non si vedevano. E giù a ricordare i bei tempi andati e a mangiare pesci e crostacei al Balik Pazar con le rispettive famiglie.

Come hai detto tu, Flavio, è stato proprio bello rivederti. A presto.

P.S. Per motivi di privacy pubblico soltanto la foto di una delle due famiglie.

La famiglia Destinazione

La famiglia Destinazione

Tutti al parco

28 Mar

Una delle cose che apprezzo di più di Istanbul è la possibilità di trascorrere i fine settimana in uno dei tanti megaparchi che sono stati costruiti sul mare. Uno di questi è il Caddebostan Sahil a Suadiye, nella parte asiatica. Qui è possibile fare jogging, pattinare, andare in bicicletta o sul monopattino godendo della meravigliosa vista del mare. C’è anche un’area munita di attrezzi ginnici di ultima generazione che attira tutti, dai più giovani ai più anziani.

Ecco alcune foto del nostro pomeriggio al Caddebostan Sahil Park:

Caddebostan Sahil Park

Caddebostan Sahil Park

Le Shukorine al Caddebostan Sahil Park

Le Shukorine al Caddebostan Sahil Park

Una quasi ginnica Destinazioneestero

Una quasi ginnica Destinazioneestero

Aiutooooo… mi si sono turchizzate le figlie!

19 Mar
Shukor piccola davanti a un piatto di pasta turca (makarna)

Shukor piccola davanti a un piatto di pasta turca (makarna)

Che i bambini si ambientino presto nei posti nuovi è ormai ampiamente provato. Che si adattino facilmente a un nuovo cibo invece no.

Shukor piccola poi è sempre stata la cosiddetta bambina difficile nel mangiare. Innanzitutto ha sempre mangiato poco e poi se non erano cibi semplici come pasta al burro e fettina di carne… poveri noi! Sembra invece che qui a Istanbul non abbia alcun tipo di problema a mangiare il cibo della mensa turca.

Quando oggi pomeriggio al rientro dalla scuola ho fatto alle Shukorine la solita domanda di ogni giorno:

– cosa avete mangiato a mensa? Alla loro risposta non ho potuto fare a meno di urlare:

– Aiutoooooooo!!! Mi si sono turchizzate le figlie!

Perché, come potreste chiamare voi una che per pranzo sceglie di mangiare makarna (pasta asciutta) e ciorba (cioè passato di verdura)? Ossia due primi piatti?

E l’altra che al posto della frutta si scofana tre – dico tre – di quei dolcissimi e pesantissimi dolcetti turchi chiamati baklava?

Verso la primavera

17 Mar

Le nevicate di quest’anno a Istanbul non le ho contate, ma sono state tante. L’ultima è arrivata giovedì scorso. Dopo tre anni di eterna primavera trascorsi ad Asmara, devo dire che quest’inverno è stato pesante. Tutta la famiglia Destinazione sente un forte bisogno di sole, di passeggiate all’aria aperta, di clima mite.

Stamattina sembra che qualcuno ci abbia ascoltati. E’ una splendida giornata di sole e siamo a 14°. Anche i gatti hanno ricominciato a popolare le strade e a sostare davanti ai negozi. C’è speranza.

Un gatto sonnecchia davanti a una lokanta

Un gatto sonnecchia davanti a una lokanta

Il caffè turco

13 Mar
Caffè turco

Caffè turco

E dopo la Cola turca ho voluto provare anche il caffè turco. Com’è????

Beh, diciamo che se volete tenervi ben svegli e se non avete mai provato l’esperienza di ingoiare della sabbia e non vedete l’ora, fa per voi.

Ve lo prepareranno nel cezve, un piccolo bricco di rame o di ottone munito di un lungo manico. Vi chiederanno se lo volete poco (az), mediamente (orta) o molto (ciok) zuccherato. Lo zucchero verrà unito all’acqua e alla polvere di caffè. Il tutto sarà fatto bollire molto lentamente. Il che significa che aspetterete un po’ prima che vi venga servito. Ricordatevi che il caffé turco non è filtrato, quindi una volta versato nella tazzina di porcellana non va bevuto subito, ma fatto decantare. La tazzina che vi porteranno sarà sicuramente munita di coperchio, per non farlo raffreddare.

Scoperchiate la tazzina e osservatelo: ce n’è tanto, non è ristretto come quello italiano. Ora prendete un bel respiro: uno, due, tre… via col primo sorso! Eh sì, per quanto lo si lasci decantare la polvere di caffè viene comunque percepita. Ma bevetelo tutto mi raccomando, perché con i fondi del caffé non c’è donna turca che non sappia predirvi il destino!

Quando si è messi alle strette

9 Mar
Shukor piccola e il pesce siluro

Shukor piccola e il pesce siluro

L’infanzia è l’età delle favole, l’età in cui tutto viene edulcorato dalla fantasia. Le mamme inventano merli che rubano ciucci per i loro piccoli, aspirapolveri animate che si mangiano  i giocattoli se non vengono messi in ordine, e pesci siluro che dopo essere stati catturati e portati in una pescheria per essere mangiati, si risvegliano la notte e tornano nel loro lago felici e contenti.

Quando Destinazioneestero ha creato quest’ultimo racconto per le Shukorine non pensava che un giorno loro le avrebbero chiesto spiegazioni e avrebbero scoperto la verità. E invece quel giorno è arrivato.

Ieri, a scuola, quando la maestra ha spiegato la Lombardia e ha parlato dei laghi lombardi, Shukor grande si è ricordata del lago d’Iseo, dove ha vissuto per i suoi primi sei anni, e insieme al lago d’Iseo si è ricordata di un racconto che le aveva fatto la mamma su un enorme pesce siluro che, ghiottissimo, si mangiava tutti i pesci del lago finché ne erano rimasti pochissimi. Allora gli uomini, per non correre il rischio di veder spopolato il lago, l’avevano pescato e portato in una pescheria. Lui però la notte, mentre tutti dormivano, era riuscito a scappare dal negozio e a rituffarsi nel suo lago. Spaventato da quanto accaduto, aveva imparato la lezione e da quel giorno era diventato vegetariano.

Questa la storia. Se non fosse che, raccontandola alla maestra, Shukor grande all’età di dieci anni si è resa conto che forse qualcosa non quadrava e ha chiesto le dovute spiegazioni a Destinazioneestero.

– Mamma, te la ricordi la storia di Siluro che abitava nel lago d’Iseo?

– Beh, sì… anche se in realtà il lago in cui abitava era quello di Endine, un lago più piccolo, ma molto vicino al lago d’Iseo. Perché mi chiedi di Siluro?

– Perchè oggi la maestra ci ha parlato dei laghi della Lombardia e io ho detto che li conoscevo e che conoscevo una storia che parlava del pesce siluro!

– L’hai raccontata alla maestra?

– Sì, ma non me la ricordavo bene… Com’era mamma, me la racconti di nuovo? E Siluro è veramente scappato durante la notte tornando nel suo lago????? O mi hai detto una bugia?????

E’ a questo punto che Destinazioneestero ha cominciato a balbettare, cercando di correggere il tiro, ma Shukor grande insistendo le ha detto:

– ti ricordi che hai fotografoto Shukor piccola in piedi nel freezer vicino a Siluro, e insieme al tuo articolo è stata pubblicata anche la foto sul giornale?

Erano gli anni in cui Destinazioneestero lavorava per Brescia Oggi e l’Eco di Bergamo e il pomeriggio, quando non riusciva a fare telefonicamente le sue interviste, si trascinava dietro le due Shukorine. Quel giorno, dovendo parlare appunto di una battuta di caccia al pesce siluro fatta nel lago di Endine, per dare l’idea delle dimensioni del pesce – del peso di 70 chili e lungo più di due metri – le era venuto in mente di fotografare Shukor piccola accanto al bestione. Il tutto sembrava esser passato senza destare particolare curiosità nelle bambine, ma la sera Shukor grande aveva chiesto preoccupata cosa ci faceva il pesce Siluro in quel freezer e se qualcuno l’avrebbe acquistato e mangiato come gli altri pesci.

Shukor grande a quel tempo non aveva ancora quattro anni. Cosa le avreste raccontato voi per tranquillizzarla?

La pasta turca

7 Mar
Pasta turca

Pasta turca

Noi italiani siamo soliti credere che ormai la parola “pasta” sia conosciuta ovunque e che buona come quella fatta in Italia non se ne possa trovare altrove. Niente di più sbagliato se si tratta di Turchia.

Se venite qui e chiedete della “pasta” vi daranno un pasticcino dolce. In turco la pasta secca si chiama “makarna” e quella prodotta in Turchia è buona quanto quella italiana, anzi di più se si tratta di pasta italiana acquistata all’estero (quella destinata all’esportazione è infatti sempre qualitativamente più scadente di quella prodotta per il consumo italiano).

Così, dopo aver mangiato più volte pasta della nostra più comune marca scotta e sfaldata, a casa Destinazione ormai si usa soltanto quella turca, marca Ankara o Carrefour discount: molto più economica e decisamente di miglior qualità. Provare per credere.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: