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Storia di un container che viaggiò da Asmara a Istanbul

13 Gen

L’avevamo preparato in una settimana di tempo il container che avrebbe dovuto trasportare le nostre masserizie da Asmara a Istanbul. Era stata una fatica immane selezionare e impacchettare i pezzi da far recapitare in Turchia. Ricordo lo stress di quei giorni: impacchettavo e impacchettavo mentre Shukor piccola raccoglieva bruchi in giardino e la gente entrava e usciva di casa per acquistare i mobili o gli elettrodomestici che non intendevamo portarci dietro.

E ora eccoli qua, i cento scatoloni arrivati ieri mattina alle 9 sotto casa mia a Istanbul. Hanno impiegato più di quattro mesi sballottati da Asmara a Roma e da Roma in Turchia su due divere navi. Eccoli qua ad occuparmi due camere e uno studio e ad aspettare che io mi decida ad aprirli.

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My 7 links project

19 Dic

Raccolgo l’invito di Zia Atena a prendere spunto da lei per fare il resoconto dell’anno con i “My 7 links project”.

La cosa sembrerebbe essere di una certa facilità visto che sono soltanto 77 i post tra cui dovrei scegliere. Ma come spesso succede è più facile a dirsi che a farsi: in questi 77 post sono racchiuse le tantissime esperienze vissute in due Paesi diversi, Eritrea e Turchia, e le innumerevoli emozioni che esse hanno suscitato in me. Ma ci voglio provare ugualmente.

Scusate se dovrete saltare da un continente all’altro.

Il post più bello. Senza ombra di dubbio “Istanbul per me“. Ero arrivata in Turchia da pochi giorni e con questo post cercavo di rispondere a parenti e amici che mi chiedevano un’impressione sulla città.

Il post più popolare. “Il mio secondo bloggerincontro“, in cui parlo dell’inaspettato incontro con Piperpenny.

Il post il cui successo mi ha sorpresa. “La mia Prima Comunione ad Asmara“, che in realtà è stato scritto da mia figlia, Shukor grande, per il giornalino della scuola.

Il post più utile. Credo sia stato “Allò-iellén“. Lo penso perché sono in tanti quelli che digitando la parola “Asmara” sui motori di ricerca approdano a questa pagina e di conseguenza mi scrivono nel tentativo di capire come si vive là e come ci siamo trovati noi genitori in Eritrea con i figli al seguito.

Il post che non ha avuto il successo che si meritava. “Il ritorno“. E’ un post in cui parlo delle emozioni che si susseguono nel cuore di chi si allontana dall’Italia per tornare nel Paese d’emigrazione. Non è un molto conosciuto perché in quel periodo l’accesso al blog era riservato soltanto a pochi parenti e amici.

Il post più controverso. E per il quale ringrazio tutti, ossia tutti coloro che mi hanno dato consigli su come affrontare le mie difficoltà con la lingua turca è “Incubi da turco“. Nei commenti c’è chi dice “Take it easy”, chi “Impegnati perché è importante”, chi mi racconta la sua esperienza, chi mi invita a dare il massimo per poter leggere un giorno Nazim Hikmet in lingua originale.

Il post del quale vado più fiera. “Un anniversario da festeggiare“. Ossia tre anni trascorsi all’estero. Non c’è bisogno di commentarlo, credo.

E ora passo la parola ad altri sette blogger:

Una famiglia in viaggio

Valeriascrive

I pensieri di Alle

Ferengi in Addis

Congedo parentale

Minnelisapolis

Paola in Nigeria

Un anniversario da festeggiare: tre anni di estero

12 Ott

E’ stato grazie al blog Dall’Australia con amore che l’ho ricordato. Loro ieri hanno compiuto un anno di estero, noi oggi festeggiamo i tre anni.

Era il 12 ottobre del 2008 quando alle due di mattina atterravamo all’aereoporto di Asmara. L’insegnante, io, le due Shukorine e l’inseparabile Babaino, il cagnolino di peluche della Shukor piccola. Indossavamo una giacchetta di cotone, ignari che a 2.350 metri di altitudine l’aria del mattino – seppure in Africa – potesse essere frizzantina. Glli inizi non sono stati facili, siamo rimasti per due mesi in una casa semivuota, con qualche mobile ed elettrodomestico noleggiato e in condizioni che sono difficili da immaginare anche ai più fantasiosi. Le Shukorine non avevano se non quei due o tre giocattoli che eravamo riusciti  a infilare in valigia, ma correvano felici per la casa enorme e per il giardino, con il sole di Asmara sempre splendente fuori e dentro l’abitazione. Poi finalmente è arrivato il container con mobili, cibo, elettrodomestici e tutto ciò che poteva rendere confortevole la nostra vita là.

Cosa ricordo di quel periodo? Molte cose belle, sicuramente. Oltre al sole, il mare, i paesaggi, gli animali, gli amici soprattutto. Sì perché questi sono i posti in cui le comunità expat sono talmente piccole che o ci si detesta completamente o ci si ama alla follia. E sono tanti gli amici a cui ci siamo legati e che abbiamo lasciato là. Con essi ci sentiamo ancora, anzi alcuni li stiamo aspettando qui a Istanbul o perché ci verranno a trovare o perché si trasferiranno a breve in Turchia.

Adesso ci troviamo a Istanbul. A marzo l’Insegnante ha presentato domanda di trasferimento e a giugno è arrivata la notizia dell’accettazione. A settembre, contro ogni previsione nostra e del Ministero, eravamo qui.

E oggi fanno tre anni. Tre anni di estero con tutta la famiglia.

Ricordo ancora quando nel 2006 io e l’Insegnante partecipammo al concorso di selezione linguistica per l’insegnamento all’estero bandito dal MAE. Partiti da Bergamo, dove allora vivevamo, io e l’Insegnante eravamo andati a Roma di prima mattina lasciando le Shukorine con mia suocera e mia cognata. Con un briciolo di preoccupazione perché la Shukor grande aveva la febbre e prendeva l’antibiotico, mentre quella piccola piangeva e non si voleva separare da noi. Arrivati a Roma trovammo un’aula di più di 5.000 persone che come noi avevano sogni e progetti futuri. L’insegnante seduto a un banchetto. Io dietro di lui che davo i calci alla sua sedia. Non per fargli qualche dispetto o per chiedergli suggerimenti come si fa da ragazzi a scuola, ma per raccomandargli di concentrarsi bene. Ma già sapevo che ce l’avrebbe fatta. Prima di diventare insegnante aveva lavorato come traduttore dall’inglese, per anni aveva letto riviste straniere di ogni tipo, ascoltato programmi televisivi e radiofonici in lingua e quel concorso per lui fu semplicemente uno scherzo. Per me invece fu la realizzazione di un sogno che coltivavo da tempo: smettere di lavorare, avere del tempo da dedicare alla famiglia e, perché no, anche a me stessa. Ma i mesi passavano e quasi non ci si pensava più a quel concorso.

Poi, inaspettata, la nomina nell’agosto 2008. Stavamo terminando la nostra vacanza al mare in Sardegna e quello fu il momento in cui la nostra vita cambiò completamente.

Adesso ci aspettano altri sei anni di estero.

Lo portiamo con noi sull’aereo?

3 Set

Mentre  il cellulare e il telefono fisso squillano ininterrottamente e all’unisono. Mentre gli operai imballano mobili e oggetti. Mentre gli amici arrivano alla spicciolata per salutarci. Mentre io numero gli scatoloni e vado da una parte all’altra della casa percorrendo il corridoio come una lucidatrice impazzita, la mia Shukor piccola si dà alla raccolta dei bruchi in giardino.

Oggi ne ha trovato uno nero e grassoccio. L’ha messo in una scatolina di plastica insieme a due foglie e me l’ha presentato dicendo: “Non è bello?”. Poi ha aggiunto: “Lo portiamo con noi sull’aereo?”

L'albero del caffè nel nostro giardino

L'albero del caffè nel nostro giardino

Trasloco

1 Set

Da ieri abbiamo cominciato la preparazione dei pacchi che verranno caricati sul container. Inutile dire che la casa è nel caos più totale: valigie mezze smontate, scatoloni accatastati, mobili ormai vuoti.

Alcuni dei cento scatoloni

Alcuni dei nostri cento scatoloni

E soprattutto gente che entra ed esce di casa. Chi per salutare, chi per comprare qualcosa, chi per vedere la casa con l’intenzione di venirci ad abitare, chi per comprare l’auto e chi per navigare in Internet. Un continuo viavai di persone. E io inscatolo, inscatolo, inscatolo. Tutto il giorno, concedendomi soltanto due soste, quella per il pranzo e quella per la cena. Rigorosamente scroccati agli amici.

Domani la ditta che si occupa del trasloco comincerà a caricare le nostre cose sul container. La sveglia è puntata alle ore 7.

Buonanotte.

Un container lungo la strada per Massaua

Un container lungo la strada per Massaua

Allò – iellén

31 Ago

Rieccomi ad Asmara e rieccomi a fare la spesa.

Dopo aver sorseggiato un caffé macchiato al bar del Cinema Roma mi dirigo in Harnet Ave per rifornirmi di frutta e verdura.

Cinema Roma

Cinema Roma

Dopo un’assenza di due mesi da Asmara fatico un po’ a rispolverare il linguaggio che si usa in questi negozi: un misto di inglese, italiano e tigrino. E così: banana allò (= ci sono le banane)? Chiedo. Iellén (= non ci sono). Mi rispondono. Oranges allò? Riprovo. E loro: ansab (= aspetta). E corrono sul retro del negozio a prendermi quelle più fresche. Tra vari allò e iellén riesco a portarmi a casa il necessario per sopravvivere una settimana senza più uscire di casa e potermi dedicare completamente alla preparazione del container.

Harnet Ave

Harnet Ave

La cattedrale

La cattedrale

Harnet Ave

Harnet Ave

Harnet Ave

Harnet Ave

La Giornata dei Martiri

20 Giu

Oggi 20 giugno in Eritrea è la Giornata dei Martiri. In questa occasione si va a piedi in uno dei luoghi in cui ci sono stati morti in guerra. Chi ha perso un figlio fa il discorso presso il cimitero dei Martiri. La sera si accendono le candele davanti alle foto dei patrioti morti. Si va dai vicini e si dice: “Non fa niente, non piangere, è venuta la pace”. Poi ci si reca in città con le candele in mano per ascoltare il discorso del presidente.

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