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Quella volpe di Shukor piccola

15 Gen

Ieri pomeriggio, orario compiti.

Destinazioneestero: – Shukor piccola non hai compiti oggi?

Shukor piccola: – Sì, ho quelli di Turco, ma li ho già fatti.

Destinazioneestero: – E quando li hai fatti?

Shukor piccola: – All’intervallo, con una mia amica.

Destinazioneestero (tirando un sospiro di sollievo, ché il turco non le è proprio congeniale): – Ah, non vuoi ricontrollarli con la mamma?

Shukor piccola: – No, li ho fatti bene, anzi benissimo!

Destinazioneestero: Ne sei sicura?

Shukor piccola: Certo, li ho fatti con l’amica F., lei è turca, ricordi?

Destinazioneestero: – Ah, ecco….

Mommy Planner intervista Destinazioneestero

23 Ott

L’ho conosciuta quando era in procinto di partire per il Canada con la sua tribù ed è sempre un piacere leggere le sue esperienze di mamma expat a migliaia di km da casa. Nei giorni scorsi mi ha intervistata e sono onorata di dare l’abbrivio alla sua nuova rubrica sulle famiglie expat. Ve la presento: è Mommy Planner! L’intervista la potete leggere qua.

Le nostalgie di Shukor grande e non solo di lei

20 Set
Sul Bosforo

Sul Bosforo

– Mamma, sai che Shukor grande viene ogni giorno nella mia classe?

– Come? viene ogni giorno nella tua classe? ma se adesso è in prima media, perché viene da te?

– Ha sempre una scusa diversa: ho dimenticato la merenda, dammene un po’ della tua/va tutto bene?/sto andando in palestra, mi raccomando rimani qua… eh, ma mica sono stupida io mamma, lo so che devo rimanere in classe e non andare con lei! Perché me lo viene a dire????

– Sai che c’è… Shukor grande forse un po’ ha nostalgia di te e un po’ ce l’ha della scuola elementare!

Non faccio in tempo a dire queste parole che Shukor grande corre verso la sorella e l’abbraccia forte. L’altra ride di gusto e la spinge via.

Rido anch’io immaginandomi la scenetta e rifletto su quanto può essere difficile per un bambino affrontare un nuovo ciclo di studi. Ma vorrei anche piangere in questi giorni che forse sono più duri per me che per lei. Sì perché cresce un bambino e dovrebbe crescere anche la sua mamma. Mentre questa mamma qui accidenti è rimasta ancora un po’ piccina. Non si dà pace a pensare che la sua Shukorina sia già in prima media, che abbia i professori anziché le maestre, i libri di educazione tecnica, musicale, artistica e non più il sussidiario. Che sia chiamata ragazza e non più bambina. Che presto cominci a ragionar di vestiti e smalti e amori con le sue amiche del cuore. E poi lo sa bene questa mamma qui com’è quell’età. E’ quella che conosce meglio. L’ha avuto sotto gli occhi per vent’anni quando insegnava. Eppure no, io mi sento ancora mamma di una bambina delle elementari che ti dà il bacio prima di entrare a scuola e non le importa di essere vista dai compagni, che non ha segreti per te, che non ha altri pensieri che il gioco. Ecco, oggi vorrei raccontarvi di quanto sia bella Istanbul in questa stagione, del suo clima mite, del piacere di stare in un bar davanti a un çay (tè nero) e veder passare la gente, delle gite domenicali sul Bosforo. Di quanto sia gradevole la tranquillità della casa mentre le Shukorine e l’Insegnante sono a scuola. E invece vi parlo di una mamma che vorrebbe le sue Shukor sempre piccine.

L’insostenibile leggerezza della mia estate

20 Ago

Per un’expat come me l’estate è il tempo del riposo ma in un certo senso anche del dovere nei confronti degli affetti lasciati in patria. Da quattro anni a questa parte, e cioè da quando la nostra è diventata una famiglia expat, estate significa tornare in Italia, riabbracciare i genitori, rivedere i parenti, ritrovarsi con gli amici sorseggiando gustosi aperitivi o mangiando insieme a loro una buona pizza. Insomma, si cerca di recuperare un po’ del tempo perduto, di capire dove eravamo rimasti e riprendere il filo del discorso. Per la nostra famiglia la cosa è sempre stata un po’ complicata perché ciò comporta un peregrinare per l’Italia abbastanza impegnativo: prima c’è l’approdo in Liguria a casa dei miei genitori, poi il passaggio in Lombardia per vedere se la nostra casa è ancora in piedi, e infine la vacanza si conclude in Molise dalla suocera. Ops! il verbo “conclude” è assolutamente casuale.

Anche questa estate sarebbe dovuta andare così. Se non fosse stato per quell’annuncio su Facebook in cui un anziano camper siciliano cercava un nuovo padrone che lo portasse ancora in giro per il mondo. Ora non so a voi, ma a me la famiglia Destinazione è parsa la più adatta a questo compito. E così l’insostenibile leggerezza dell’estate si è impossessata di noi, ci ha fatto trascurare qualche parente e qualche amico (non ce ne vogliano!) e via, verso nuove destinazioni con il nostro CampeRino! Prima la parte sud orientale della Sicilia, poi la costa tirrenica della Calabria. Ogni giorno un posto diverso dove fare il bagno, ogni giorno una cucina diversa da provare. Anche perché – lo confesso – nelle foto sembriamo dei provetti camperisti, ma nella realtà abbiamo ancora molto da imparare su questa vita da camper, tra cui appunto l’utilizzo della cucina!

L'Insegnante e il CampeRino

L’Insegnante e il CampeRino

Questo post partecipa al blogstorming per il tema del mese “L’insostenibile leggerezza dell’estate”.

Shukor piccola e l’Amico F

23 Mag

Quando sono andata a riprendere Shukor piccola a casa dell’Amico F venerdì scorso li ho trovati entrambi seduti vicini vicini davanti a un cartone animato.

Una volta a casa ho cominciato una cauta indagine su come si era svolta la giornata. Avevano fatto merenda, giocato a Indovina chi? e… nel racconto non c’era traccia di radici quadrate e di segreti rivelati.

– Shukorina, le hai capite le radici quadrate? – ho azzardato.

– L’Amico F non me le ha spiegate. Ha detto che aveva una bilancia con i pesi e che potevamo esercitarci con quella sui grammi e sui kili, che è l’argomento che stiamo facendo adesso a scuola con la maestra.

– Ah, benissimo! – ho detto io. Mi sembra una buona idea, migliore sicuramente dell’imparare le radici quadrate. Per quelle c’è tempo, voi siete ancora piccolini.

Poi mi volto e vedo al polso di Shukor piccola un braccialetto dell’equilibrio. Regalo dell’Amico F.

Non so cosa pensare, ma da venerdì scorso non se l’è mai tolto e lo porta ancora adesso.

Rincontrarsi a Istanbul

30 Mar

Lui portava pantaloncini gialli cortissimi e calze sempre srotolate. Lei aveva i capelli corti e gonne ampie cucite dalla mamma. A quel tempo non si erano considerati più di tanto, frequentati sì perché il pulmino li prelevava da casa tutte le mattine per portarli a scuola, con il cane che li accompagnava correndo dietro e fermandosi di tanto in tanto per fare la cacca perché… povero faceva una fatica dell’accidenti ad andare dietro a quel piccolo gruppo di bambini urlanti. Era la Nigeria degli anni Ottanta con il suo clima torrido, la malaria, gli okada (tassisti su due ruote), gli yellow fever (poliziotti), i tornei di tennis, le banana boat con cui si attraversava il Niger per andare all’oceano, la piscina e il minigolf al Presidential Hotel. Era la Port Harcourt dei mercati di frutta dolcissima, dei formaggini che se li vedevi ti sembrava un miraggio, della nostra pasta importata dall’Italia, delle nostre mamme che con il poco che si trovava organizzavano feste da sogno.

Lui alle elementari faceva il dettato in siciliano, ché la maestra aveva quell’accento particolare ed era difficile capire cosa volesse dire. Lei alle medie si divertiva con la prof di Italiano che li chiamava “ciccionni” e li portava tutti a casa sua a mangiare la pasta con le polpette e a vedere Laguna Blu.

Quando dei bambini così li abitui a godere delle bellezze del mondo, li esponi al multiculturalismo, al multilinguismo, beh difficile che sognino di starsene per tutta la vita nella loro terra d’origine. E infatti. Lui dopo mille peregrinazioni è approdato negli Emirati Arabi Uniti, lei lo sapete già.

Ma per una strana fatalità della vita ieri si sono ritrovati a Istanbul, dopo tanti anni che non si vedevano. E giù a ricordare i bei tempi andati e a mangiare pesci e crostacei al Balik Pazar con le rispettive famiglie.

Come hai detto tu, Flavio, è stato proprio bello rivederti. A presto.

P.S. Per motivi di privacy pubblico soltanto la foto di una delle due famiglie.

La famiglia Destinazione

La famiglia Destinazione

Tutti al parco

28 Mar

Una delle cose che apprezzo di più di Istanbul è la possibilità di trascorrere i fine settimana in uno dei tanti megaparchi che sono stati costruiti sul mare. Uno di questi è il Caddebostan Sahil a Suadiye, nella parte asiatica. Qui è possibile fare jogging, pattinare, andare in bicicletta o sul monopattino godendo della meravigliosa vista del mare. C’è anche un’area munita di attrezzi ginnici di ultima generazione che attira tutti, dai più giovani ai più anziani.

Ecco alcune foto del nostro pomeriggio al Caddebostan Sahil Park:

Caddebostan Sahil Park

Caddebostan Sahil Park

Le Shukorine al Caddebostan Sahil Park

Le Shukorine al Caddebostan Sahil Park

Una quasi ginnica Destinazioneestero

Una quasi ginnica Destinazioneestero

Quando si è messi alle strette

9 Mar
Shukor piccola e il pesce siluro

Shukor piccola e il pesce siluro

L’infanzia è l’età delle favole, l’età in cui tutto viene edulcorato dalla fantasia. Le mamme inventano merli che rubano ciucci per i loro piccoli, aspirapolveri animate che si mangiano  i giocattoli se non vengono messi in ordine, e pesci siluro che dopo essere stati catturati e portati in una pescheria per essere mangiati, si risvegliano la notte e tornano nel loro lago felici e contenti.

Quando Destinazioneestero ha creato quest’ultimo racconto per le Shukorine non pensava che un giorno loro le avrebbero chiesto spiegazioni e avrebbero scoperto la verità. E invece quel giorno è arrivato.

Ieri, a scuola, quando la maestra ha spiegato la Lombardia e ha parlato dei laghi lombardi, Shukor grande si è ricordata del lago d’Iseo, dove ha vissuto per i suoi primi sei anni, e insieme al lago d’Iseo si è ricordata di un racconto che le aveva fatto la mamma su un enorme pesce siluro che, ghiottissimo, si mangiava tutti i pesci del lago finché ne erano rimasti pochissimi. Allora gli uomini, per non correre il rischio di veder spopolato il lago, l’avevano pescato e portato in una pescheria. Lui però la notte, mentre tutti dormivano, era riuscito a scappare dal negozio e a rituffarsi nel suo lago. Spaventato da quanto accaduto, aveva imparato la lezione e da quel giorno era diventato vegetariano.

Questa la storia. Se non fosse che, raccontandola alla maestra, Shukor grande all’età di dieci anni si è resa conto che forse qualcosa non quadrava e ha chiesto le dovute spiegazioni a Destinazioneestero.

– Mamma, te la ricordi la storia di Siluro che abitava nel lago d’Iseo?

– Beh, sì… anche se in realtà il lago in cui abitava era quello di Endine, un lago più piccolo, ma molto vicino al lago d’Iseo. Perché mi chiedi di Siluro?

– Perchè oggi la maestra ci ha parlato dei laghi della Lombardia e io ho detto che li conoscevo e che conoscevo una storia che parlava del pesce siluro!

– L’hai raccontata alla maestra?

– Sì, ma non me la ricordavo bene… Com’era mamma, me la racconti di nuovo? E Siluro è veramente scappato durante la notte tornando nel suo lago????? O mi hai detto una bugia?????

E’ a questo punto che Destinazioneestero ha cominciato a balbettare, cercando di correggere il tiro, ma Shukor grande insistendo le ha detto:

– ti ricordi che hai fotografoto Shukor piccola in piedi nel freezer vicino a Siluro, e insieme al tuo articolo è stata pubblicata anche la foto sul giornale?

Erano gli anni in cui Destinazioneestero lavorava per Brescia Oggi e l’Eco di Bergamo e il pomeriggio, quando non riusciva a fare telefonicamente le sue interviste, si trascinava dietro le due Shukorine. Quel giorno, dovendo parlare appunto di una battuta di caccia al pesce siluro fatta nel lago di Endine, per dare l’idea delle dimensioni del pesce – del peso di 70 chili e lungo più di due metri – le era venuto in mente di fotografare Shukor piccola accanto al bestione. Il tutto sembrava esser passato senza destare particolare curiosità nelle bambine, ma la sera Shukor grande aveva chiesto preoccupata cosa ci faceva il pesce Siluro in quel freezer e se qualcuno l’avrebbe acquistato e mangiato come gli altri pesci.

Shukor grande a quel tempo non aveva ancora quattro anni. Cosa le avreste raccontato voi per tranquillizzarla?

Lunedì alla Fatih

27 Feb
Fatih University

Fatih University

Lunedì mattina. Per Destinazioneestero significa università. Significa levataccia puntata sulle 6.30. Tè, doccia, vestiti, borsa e intabarramento ché a Istanbul a quell’ora fa freddo.

Alle 7 Destinazioneestero trema sotto la pioggia nel punto concordato con l’Amica Pioniera (per chi non avesse letto le puntate precedenti, quella che per prima ha provato l’esperienza del dottorato a Istanbul) che giunge col taxi, la carica e via verso Şişli.

Mentre sulla pensilina in rigorosa fila indiana aspetta il pullman a due piani, Destinazioneestero sa già che questa è una delle mattine più sfigate per raggiungere la Fatih University. Piove in tutte le direzioni, l’ombrello è infinitamente piccolo per coprire due persone, l’abbigliamento è stato troppo ottimistico. L’E 60 arriva in netto ritardo e il viaggio procede a rilento per il troppo traffico. All’interno, dove la gente dorme o studia lanciando di tanto in tanto uno sguardo ai vetri appannati e gocciolanti, una voce cerca di coordinare al cellulare la preparazione delle Shukorine che il lunedì avviene – o dovrebbe avvenire – sotto la direzione dell’Insegnante.

Alle 9.30, le due fanno capolino nell’aula di Diaspora Studies, dove il prof Keniota, ormai da un’ora, sta parlando del colonialismo in Africa. Fortuna che ogni tanto il prof se la ride, fortuna che con l’I-pad di Shukor grande prendere gli appunti e acquistare libri su Amazon è quasi uno scherzo, la lezione finisce alle 11 non senza essere stata obbligata a una presentazione di se stessa. Ci scappa che è italiana, che ha vissuto per alcuni anni in Nigeria, per altri in Eritrea. E zacchete, Destinazioneestero si aggiudica l’argomento della “presentation” di maggio: il colonialismo italiano e la letteratura della recente diaspora.

Un tost al formaggio e un çay, poi si ricomincia con la prof Americana di Comparative Literature. Ombretto azzurro e fazzoletto nella manica non le mancano neanche oggi. Le sue lezioni non sono molto frequentate, forse perché legge per ben due ore con voce monocorde, o forse perché chiede alle studentesse di relazionare su una lettura assegnata…

La prossima settimana indovinate un po’ a chi tocca?

La Cola Turka

22 Feb
Cola Turka

Cola Turka

Si può dire che a casa Destinazione la Coca-Cola non manchi mai. L’Insegnante infatti ha sviluppato una dipendenza che gliela fa prediligere a qualunque altra bevanda.

Ieri, mentre facevamo la spesa al supermercato vicino casa, è stato lui a vederla in cima agli scaffali, e a convincermi a provarla.

– Ne sei sicuro? – Gli ha detto Destinanazioneestero mentre l’Insegnante afferrava voglioso il boccione da 2 litri di Cola Turka.

– Perché no? – Ha chiesto l’Insegnante.

– Perché tu bevi solo la marca americana e disdegni le altre! – Gli ha risposto Destinazioneestero.

– Allora prendiamone una lattina e se ci soddisfa la prossima volta andiamo giù di boccione!

Compromesso raggiunto, siamo tornati a casa con le nostre cinque buste di spesa in cui si agitava allegramente anche la Cola Turka da 33 ml.

A casa il grande assaggio: molto più gassata e più dolce dell’altra. La prossima volta niente boccione.

 

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