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L’insostenibile leggerezza della mia estate

20 Ago

Per un’expat come me l’estate è il tempo del riposo ma in un certo senso anche del dovere nei confronti degli affetti lasciati in patria. Da quattro anni a questa parte, e cioè da quando la nostra è diventata una famiglia expat, estate significa tornare in Italia, riabbracciare i genitori, rivedere i parenti, ritrovarsi con gli amici sorseggiando gustosi aperitivi o mangiando insieme a loro una buona pizza. Insomma, si cerca di recuperare un po’ del tempo perduto, di capire dove eravamo rimasti e riprendere il filo del discorso. Per la nostra famiglia la cosa è sempre stata un po’ complicata perché ciò comporta un peregrinare per l’Italia abbastanza impegnativo: prima c’è l’approdo in Liguria a casa dei miei genitori, poi il passaggio in Lombardia per vedere se la nostra casa è ancora in piedi, e infine la vacanza si conclude in Molise dalla suocera. Ops! il verbo “conclude” è assolutamente casuale.

Anche questa estate sarebbe dovuta andare così. Se non fosse stato per quell’annuncio su Facebook in cui un anziano camper siciliano cercava un nuovo padrone che lo portasse ancora in giro per il mondo. Ora non so a voi, ma a me la famiglia Destinazione è parsa la più adatta a questo compito. E così l’insostenibile leggerezza dell’estate si è impossessata di noi, ci ha fatto trascurare qualche parente e qualche amico (non ce ne vogliano!) e via, verso nuove destinazioni con il nostro CampeRino! Prima la parte sud orientale della Sicilia, poi la costa tirrenica della Calabria. Ogni giorno un posto diverso dove fare il bagno, ogni giorno una cucina diversa da provare. Anche perché – lo confesso – nelle foto sembriamo dei provetti camperisti, ma nella realtà abbiamo ancora molto da imparare su questa vita da camper, tra cui appunto l’utilizzo della cucina!

L'Insegnante e il CampeRino

L’Insegnante e il CampeRino

Questo post partecipa al blogstorming per il tema del mese “L’insostenibile leggerezza dell’estate”.

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Rincontrarsi a Istanbul

30 Mar

Lui portava pantaloncini gialli cortissimi e calze sempre srotolate. Lei aveva i capelli corti e gonne ampie cucite dalla mamma. A quel tempo non si erano considerati più di tanto, frequentati sì perché il pulmino li prelevava da casa tutte le mattine per portarli a scuola, con il cane che li accompagnava correndo dietro e fermandosi di tanto in tanto per fare la cacca perché… povero faceva una fatica dell’accidenti ad andare dietro a quel piccolo gruppo di bambini urlanti. Era la Nigeria degli anni Ottanta con il suo clima torrido, la malaria, gli okada (tassisti su due ruote), gli yellow fever (poliziotti), i tornei di tennis, le banana boat con cui si attraversava il Niger per andare all’oceano, la piscina e il minigolf al Presidential Hotel. Era la Port Harcourt dei mercati di frutta dolcissima, dei formaggini che se li vedevi ti sembrava un miraggio, della nostra pasta importata dall’Italia, delle nostre mamme che con il poco che si trovava organizzavano feste da sogno.

Lui alle elementari faceva il dettato in siciliano, ché la maestra aveva quell’accento particolare ed era difficile capire cosa volesse dire. Lei alle medie si divertiva con la prof di Italiano che li chiamava “ciccionni” e li portava tutti a casa sua a mangiare la pasta con le polpette e a vedere Laguna Blu.

Quando dei bambini così li abitui a godere delle bellezze del mondo, li esponi al multiculturalismo, al multilinguismo, beh difficile che sognino di starsene per tutta la vita nella loro terra d’origine. E infatti. Lui dopo mille peregrinazioni è approdato negli Emirati Arabi Uniti, lei lo sapete già.

Ma per una strana fatalità della vita ieri si sono ritrovati a Istanbul, dopo tanti anni che non si vedevano. E giù a ricordare i bei tempi andati e a mangiare pesci e crostacei al Balik Pazar con le rispettive famiglie.

Come hai detto tu, Flavio, è stato proprio bello rivederti. A presto.

P.S. Per motivi di privacy pubblico soltanto la foto di una delle due famiglie.

La famiglia Destinazione

La famiglia Destinazione

Colazione alla Fatih

16 Feb

E tra una lezione e l’altra, lunedì sono riuscita anche a farmi una cultura culinaria con l’Amica Pioniera, quella cioè che per prima nel gruppo expat italiano ha provato l’esperienza del PhD.

Eh sì, perché la cultura è importante e quella culinaria non è da meno. Per cui al bar dell’Università tra i tanti dolci e le tante pizze esposte nelle vetrine la mia scelta è caduta sul borek al formaggio che ancora non avevo assaggiato. Si tratta di una sottile sfoglia di pasta ripiena di verdura, patate o formaggio che a strati forma una specie di lasagna molto delicata.

Inutile dire che si accompagna bene con il çay (pron. ciai), ossia il tè turco.

Cosa ve ne sembra? Mi riferisco al mio borek, non alla fetta di torta dell’Amica Pioniera, eh!?!

Borek

Borek

Al Museo archeologico di Istanbul

10 Gen

Questa mattina ho visitato Istanbul come una studentessa accodandomi alla classe delle mie figlie che andava in visita didattica al Museo archeologico. Con me anche alcune mamme expat. Non essendoci posto sul pulmino della scuola, abbiamo preso il tram da Tophane a Gülhane per ritrovarci tutti all’ingresso del Museo.

Ingresso del Museo archeologico

Ingresso del Museo archeologico

In realtà il museo non è uno solo, ma è un complesso articolato in tre edifici: Museo di archeologia, Museo dell’Antico Oriente, Museo di arte islamica. E’ un sito veramente grande, uno dei dieci più importanti al mondo. Noi ci siamo particolarmente soffermati sui reperti egizi, assiri, sumeri e babilonesi.

Una stele

Una stele

Tra i pezzi più pregiati ci sono una raccolta di tavolette sumere, tra le quali il trattato di Kadesh e il sarcofago in marmo di Alessandro Magno

Il trattato di Kadesh

Il trattato di Kadesh

Interessante è anche il museo della ceramica turca con i bellissimi pezzi di Iznik.

Ceramiche di Iznik

Ceramiche di Iznik

Il gatto che si autoadottò

8 Gen
Il gatto che si autoadottò

Il gatto che si autoadottò

C’è una storia, una bella storia, che fa sorridere di gioia e compiacimento le mie bambine. Non è una storia fantastica, ma reale, accaduta nei giorni di Natale qui a Istanbul.

Parla di un gatto grigio con il mantello tigrato che aveva per padrona una donna anziana. Lo teneva in casa e lo accudiva probabilmente come si accudisce un bambino. Poi la vecchietta è morta e il gatto è rimasto per strada, solo e triste.

Il giorno di Natale una signora italiana lo sente miagolare sul pianerottolo di casa, apre la porta e gli dà qualcosa da mangiare. Il gatto torna da lei più e più volte. Ogni volta che la signora italiana gli offre qualcosa mangia di gusto e si sdraia sul divano. Si fa accarezzare il gatto. Si fa coccolare.

Il Natale lo trascorre sul divano di quella casa con alcune famiglie italiane, famiglia Destinazione compresa. I bambini lo riempiono di attenzioni e il gatto si crogiola in tutto quell’amore. La signora italiana tenta di farlo uscire dalla sua casa: da lì a pochi giorni arriverà in famiglia un cagnolino, un cucciolo di cocker e probabilmente non andrebbero d’accordo insieme, inoltre la signora non ha una lettiera per lui e comunque non è intenzionata a tenerlo nel suo appartamento. Non sa di chi sia questo gatto, ma di qualcuno sarà, visto che ha un collarino. E invece si scopre la sua storia.

Nei giorni successivi il gatto bussa alla porta ogni mattina, sempre alla stessa ora. Fa talmente tanto rumore che la signora è costretta a farlo entrare in casa. Si beve la sua scodella di latte e si sdraia sul divano. Vorrebbe anche sdraiarsi sui letti se glielo permettessero. Si sta bene in quella famiglia. La cucina è ottima, i bambini sono tanti e c’è tanto amore. Il gatto ha deciso di rimanere, si è trovato una famiglia e un nuovo amico.

Il Natale degli expat a Istanbul

26 Dic

E’ nel calore delle case che si ricrea l’atmosfera natalizia italiana qui a Istanbul. Gli expat più esperti lo sanno. Si organizzano per tempo. Si portano dall’Italia panettoni e torroni, cotechini e prosciutti, salami e baccalà. Nelle loro abitazioni non mancano la tombola e il mercante in fiera, gli alberi e le decorazioni natalizie.

Dall’Italia arrivano i parenti per festeggiare insieme. Spesso sono figli grandi che sono rimasti con i nonni o gli zii per completare gli studi, spesso sono mogli o mariti che non hanno seguito il coniuge all’estero. E le famiglie, queste famiglie spezzate che quotidianamente lottano per tenersi unite attraverso i moderni mezzi tecnologici, che vivono di nostalgie e di preoccupazioni per chi è lontano, riescono finalmente a ricomporsi. E il Natale per loro diventa anche la festa del rincontro.

E così si vive insieme un Natale che è una copia un po’ sbiadita di quello italiano, un Natale che non ti travolge con i presepi e le luminarie, i cori e la frenesia degli acquisti.

La sera del 24 si segue la S. Messa alla chiesa cattolica di Sant’Antonio. E’ una messa in tre lingue: turco, inglese e italiano. La chiesa è superaffollata perché vi convergono tutti i cattolici di Istanbul. Per ascoltare la funzione delle 20.30 bisogna essere già lì alle 19 e trattenersi fino alle 23 considerando i lunghissimi tempi che i sacerdoti impiegano per dare la comunione a tutti i partecipanti. Ma è un’esperienza molto bella, un momento di ritrovo per gli espatriati cattolici.

Il 25 dicembre chi ha la casa più grande la mette a disposizione per il pranzo e, come si fa in patria, così anche qui a Istanbul si mangia a dismisura e si brinda tra chiacchiere, risate e tombolate che profumano di mandarino.

Qui a Istanbul il Natale passa come una meteora. Per gli insegnanti italiani non è giorno di festa dal lavoro perché il calendario scolastico locale non lo prevede. Quest’anno sono stati a casa il 24 e il 25 soltanto perché cadevano di sabato e di domenica. Oggi che è Santo Stefano sono di nuovo al lavoro. Le Shukorine invece, che frequentano una scuola privata che può seguire un proprio calendario, sono in festa fino al 3 gennaio.

Vi lascio con i miei auguri di Buon Natale e le foto del nostro 25 dicembre.

Io e Shukor grande

Io e Shukor grande

Il gatto che ha trascorso con noi il Natale

Il gatto che ha trascorso con noi il Natale

A Bebek con le amiche

13 Dic
Bebek

Bebek

Finora in questo blog ho sempre parlato dei vecchi amici di Asmara e dei magnifici tre anni trascorsi in loro compagnia.

Ma mentre avevo nostalgia dei bei momenti passati insieme e non vedevo l’ora di riabbracciarli. Mentre mi intristivo per il brutto tempo che sembrava non dare tregua e che influiva anche sul mio umore facendomi avvertire il freddo ancora più pungente di quanto non fosse. Mentre vivevo alcune giornate apparentemente in modo vuoto e improduttivo. Mentre mi tormentavo per l’impossibilità di capire qualcosa di questa lingua turca…

… c’era chi qui a Istanbul si prodigava nel farmi sentire a casa, nel darmi sostegno morale e aiuto pratico, chi faceva in modo che l’impatto con questa città fosse il meno forte possibile.

Ecco, oggi ho trascorso una mattinata bellissima e rilassante, in uno dei quartieri più caratteristici di Istanbul, Bebek, con alcune di loro. Con le nuove amiche.

Bebek

Bebek

Bebek

Bebek

Bebek - il parco

Bebek - il parco

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