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Quella volpe di Shukor piccola

15 Gen

Ieri pomeriggio, orario compiti.

Destinazioneestero: – Shukor piccola non hai compiti oggi?

Shukor piccola: – Sì, ho quelli di Turco, ma li ho già fatti.

Destinazioneestero: – E quando li hai fatti?

Shukor piccola: – All’intervallo, con una mia amica.

Destinazioneestero (tirando un sospiro di sollievo, ché il turco non le è proprio congeniale): – Ah, non vuoi ricontrollarli con la mamma?

Shukor piccola: – No, li ho fatti bene, anzi benissimo!

Destinazioneestero: Ne sei sicura?

Shukor piccola: Certo, li ho fatti con l’amica F., lei è turca, ricordi?

Destinazioneestero: – Ah, ecco….

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Studiare tre lingue straniere

5 Dic

Non so come faccia lei. Io con due fatico parecchio. Lei, Shukor grande, con tre lingue straniere da studiare si entusiasma.

Quest’anno infatti oltre al turco e all’inglese ha aggiunto lo spagnolo che le dà grandi soddisfazioni. Essendo una lingua molto simile all’italiano la acquisisce molto bene e ha già un lessico ricco dopo soli due mesi di studio. Ogni ottimo risultato la prof le consegna un magnete con una parola in spagnolo da mettere sul frigorifero. Volete vedere che fra poco lo imparo anch’io?

Incubi da turco

15 Dic

Me li sono sognati tutta la notte i prefissi e i suffissi della lingua turca.

Ieri sera ho avuto la malaugurata idea di mettermi a fare i compiti per il corso di turco che devo frequentare oggi. E tra l’accordo armonico, la coniugazione del presente del verbo essere e la costruzione della frase non saprei scegliere l’argomento che sono riuscita a interiorizzare di più. Tutto mi sembra ostico e impronunciabile, tutto mi causa grande sconforto e desiderio di abbandonare il corso.

Avrei preferito delle semplicissime lezioni di turco di sopravvivenza, una di quelle cose pratiche dove ti insegnano a costruire la frase con il verbo all’infinito, i nomi al signolare, e sì, magari ti danno un po’ di conoscenze lessicali, in modo da poterle usare quando entri in un negozio e chiedi:

– Io volere tre chilo mela.

Dite che non mi avrebbe potuto capire un negoziante?

E invece no, devo sforzarmi di imparare ad accordare per benino generi e numeri, coniugare verbi, dare del voi e del tu, salutare in un certo modo quando rimango e in un altro quando vado via.

Ma chi me l’ha fatto fare?

Taksi

4 Nov
Taksi

Taksi

Quando si prende un taxi, solitamente si presuppone che il taxista conosca le strade e che ci recapiti senza indugio alcuno all’indirizzo richiesto. Qui a Istanbul non funziona in questo modo. Se si prende il taksi (qui si scrive così), bisogna anche spiegare al taksista la strada da percorrere perché spesso non la conosce. E non parlo di località sperdute, di strade contorte o itinerari lontani dal centro. Mi riferisco a piazze e vie centralissime, che per un abitante del luogo è impossibile non aver mai percorso. Faccio qualche esempio. Supponiamo che a Genova un cliente voglia andare in via Venti Settembre, o che a Bergamo chieda di essere portato in via Borgo Palazzo, a Milano in corso Buenos Aires, a Roma in via del Corso… ecco, nessun tassista vi verrebbe mai a chiedere come si fa ad arrivarci. A Istanbul spesso succede il contrario. Anche perché quello del taksista è un lavoro che viene svolto soprattutto dai nuovi arrivati in città.

E la difficoltà qui è doppia per me: non solo perché ancora non conosco le strade, ma anche perché non parlo il turco. Di solito quindi preferisco percorrere dei chilometri a piedi piuttosto che avventurarmi su un taksi… Voi cosa fareste?

Ho bisogno di un corso di turco…

23 Set
Il camion dei mobili

Il camion dei mobili davanti casa nostra

Vedete il camion in sosta davanti casa mia? Ogni giorno ne arriva uno: con la lavatrice, la cucina a gas, l’armadio, il divano… Non c’è tregua! Gli operai vanno e vengono e tutti parlano solo turco, naturalmente… Ieri uno mi chiedeva uno straccio per asciugare l’acqua che si era formata sotto il frigorifero e io captando la parola “su” gli ho portato un bicchiere d’acqua fresca. L’altro giorno un altro mi spiegava come azionare la lavatrice e io annuivo per tranquillizzarlo, ma in realtà non capivo niente. Come è andato via ho cominciato a smanettare con i programmi. Per fortuna il bucato ne è uscito bene! Insomma, avrei svariati esempi da farvi, ma ve li voglio risparmiare. Una cosa è certa: ho bisogno di un corso di turco, intensivo ed efficace soprattutto, perché qui quasi nessuno parla inglese o francese o italiano. E non funziona neanche l’esprimersi a gesti perché la loro gestualità è diversa dalla nostra e si rischia di offendere.

Ad ogni modo mi posso ritenere soddisfatta perché sto imparando almeno il turco di sopravvivenza: a Istanbul in pochi giorni ho memorizzato una quantità di termini che non imparato in tre anni di tigrino ad Asmara. Là mi capivano in italiano o in inglese e non mi sforzavo più di tanto. Qui non mi capiscono e mi devo attivare al più presto.

Allò – iellén

31 Ago

Rieccomi ad Asmara e rieccomi a fare la spesa.

Dopo aver sorseggiato un caffé macchiato al bar del Cinema Roma mi dirigo in Harnet Ave per rifornirmi di frutta e verdura.

Cinema Roma

Cinema Roma

Dopo un’assenza di due mesi da Asmara fatico un po’ a rispolverare il linguaggio che si usa in questi negozi: un misto di inglese, italiano e tigrino. E così: banana allò (= ci sono le banane)? Chiedo. Iellén (= non ci sono). Mi rispondono. Oranges allò? Riprovo. E loro: ansab (= aspetta). E corrono sul retro del negozio a prendermi quelle più fresche. Tra vari allò e iellén riesco a portarmi a casa il necessario per sopravvivere una settimana senza più uscire di casa e potermi dedicare completamente alla preparazione del container.

Harnet Ave

Harnet Ave

La cattedrale

La cattedrale

Harnet Ave

Harnet Ave

Harnet Ave

Harnet Ave

Domani è un altro giorno

4 Giu

Avevamo già l’acquolina in bocca pensando alla grigliata di pesce che ci saremmo gustati oggi. Avevamo invitato anche degli amici per dividere con noi il lauto pranzo, ma… “domani” per gli eritrei come per quasi tutti i popoli africani non significa “il giorno dopo”, bensì “un altro giorno”. Dico spesso che ho una buona conoscenza dell’Africa, ma a volte è inevitabile che prevalga la mia cultura e il mio modo di vivere anche in questi luoghi. Così, dopo aver preso accordi ieri con il pescivendolo guercio, io e l’amica F. stamattina ci siamo precipitate al mercato per recuperare i nostri dieci chili di seppie e gamberi prenotati. Ma, ahimè, il mercato era addirittura chiuso… bene, oggi pasta al ragù e filetto con insalata!

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