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Partiti

7 Set

Siamo partiti questa mattina alle 4 da Asmara. Arriveremo a Istanbul alle 4 del pomeriggio. Siamo stanchi, entusiasti, tristi.

E’ stata una settimana intensa, trascorsa tra vendite di mobili, elettrodomestici ed auto, e la preparazione dei cento scatoloni che ci raggiungeranno tra due mesi a Istanbul.

All'aereoporto

All'aereoporto

Siamo entusiasti per la nuova esperienza che ci aspetta. Tristi per aver lasciato gli amici e il nostro cane Camilla.

In questi giorni abbiamo ricevuto mille attenzioni da chi ci ha accompagnato nella nostra avventura asmarina: gli amici siciliani e quelli romani, soprattutto. Pasti caldi, un letto profumato di bucato, passaggi in auto, babysitting, parole di incoraggiamento e di augurio mi hanno fatto capire quanto siano diventate importanti per me e per la mia famiglia queste persone. Ci siamo salutati piangendo, ma sono sicura che un giorno ci ritroveremo e riprenderemo il discorso là dove l’abbiamo interrotto.

E poi c’è Camilla. Che ha vissuto con noi fin dal nostro primo arrivo in Eritrea. Ci era stata portata quando era ancora un cucciolo dai nostri amici romani che l’avevano salvata da una brutta fine. E’ stata una gioia averla nella nostra famiglia. Ci ha dato affetto, riconoscenza, allegria, fedeltà. Non ha mai vissuto in casa perché la Shukor piccola soffre di allergia e abbiamo preferito tenerla in giardino onde evitare possibili crisi asmatiche. Purtroppo e per vari motivi (vaccinazioni, documenti, intolleranza al nuovo clima, spazi ristretti) non possiamo portarla con noi a Istanbul, ma abbiamo cercato per lei la migliore delle sistemazioni. E’ stata adottata da una giovane coppia italiana appena giunta ad Asmara e da oggi pomeriggio comincerà la sua nuova vita con loro in un ampio giardino in compagnia della tartarugona Nina.

Auguri Camilla, ti penseremo spesso e chissà che un giorno non ti potremo riabbracciare.

Lo portiamo con noi sull’aereo?

3 Set

Mentre  il cellulare e il telefono fisso squillano ininterrottamente e all’unisono. Mentre gli operai imballano mobili e oggetti. Mentre gli amici arrivano alla spicciolata per salutarci. Mentre io numero gli scatoloni e vado da una parte all’altra della casa percorrendo il corridoio come una lucidatrice impazzita, la mia Shukor piccola si dà alla raccolta dei bruchi in giardino.

Oggi ne ha trovato uno nero e grassoccio. L’ha messo in una scatolina di plastica insieme a due foglie e me l’ha presentato dicendo: “Non è bello?”. Poi ha aggiunto: “Lo portiamo con noi sull’aereo?”

L'albero del caffè nel nostro giardino

L'albero del caffè nel nostro giardino

Trasloco

1 Set

Da ieri abbiamo cominciato la preparazione dei pacchi che verranno caricati sul container. Inutile dire che la casa è nel caos più totale: valigie mezze smontate, scatoloni accatastati, mobili ormai vuoti.

Alcuni dei cento scatoloni

Alcuni dei nostri cento scatoloni

E soprattutto gente che entra ed esce di casa. Chi per salutare, chi per comprare qualcosa, chi per vedere la casa con l’intenzione di venirci ad abitare, chi per comprare l’auto e chi per navigare in Internet. Un continuo viavai di persone. E io inscatolo, inscatolo, inscatolo. Tutto il giorno, concedendomi soltanto due soste, quella per il pranzo e quella per la cena. Rigorosamente scroccati agli amici.

Domani la ditta che si occupa del trasloco comincerà a caricare le nostre cose sul container. La sveglia è puntata alle ore 7.

Buonanotte.

Un container lungo la strada per Massaua

Un container lungo la strada per Massaua

Si parte per Asmara

28 Ago

Dopo essere stati altre due volte a Roma al Consolato turco e aver finalmente ottenuto il visto, domani partiamo per Asmara. Qui ci fermeremo una decina di giorni, giusto il tempo (sarà sufficiente???) di inscatolare le nostre cose e caricarle sul container. Nel frattempo dovremo anche vendere le eccedenze: auto, parabola di tre metri di diametro, filtro dell’acqua, arredamento da giardino, biciclette… insomma, tutto ciò che a Istanbul non potremo più utilizzare o è troppo ingombrante per essere stipato in un appartamento.

La parabola sul tetto di casa nostra

La parabola sul tetto di casa nostra

Si conclude così per noi questa stagione estiva che è stata vissuta nell’attesa, tra le letture dei libri di Pamuk e le guide turistiche di Istanbul, i gelati, le mozzarelle, i ristoranti di pesce e le passeggiate sul lungomare di Finale Ligure. Sempre con il nostro solito peregrinare per l’Italia tra Genova, Lovere, Monteroduni. E naturalmente sempre con le valigie pronte a essere montate e smontate.

L’Italia di quest’anno mi ha messo un’enorme tristezza, è un’Italia agonizzante, che non vedo l’ora di lasciare. Mi sento fortunata di non dover lottare come la maggior parte delle persone che conosco per arrivare a fine mese, per avere la possibilità di vivere lontano da questo clima così triste. Certo, nello stesso tempo sono un po’ malinconica: non sono ancora partita e già comincio a sentire la nostalgia della mia famiglia che mi accingo a lasciare. Ma ora le distanze si sono accorciate e spero che ci saranno maggiori occasioni d’incontro. C’è qualche amico che mi consiglia di creare una lista di attesa per gli ospiti che verranno a trovarci dall’Italia. Eh sì, sembrano molti, forse favoriti dal volo Genova-Istanbul da poco inaugurato.

Vi aspettiamo tutti. A presto.

Al Consolato turco

3 Ago

Alla fine siamo dovuti andare a Roma dieci giorni prima della data prevista. Per il trasferimento ad Istanbul infatti occorre il visto di lavoro che ti viene rilasciato dal Consolato turco. Così partiamo da Finale Ligure, dove stiamo trascorrendo le nostre vacanze, sabato sera dopo cena. Arriviamo a Genova e cominciamo a riempire alcuni cartoni con le tute da sci che in Turchia potrebbero esserci utili dal momento che alcune località sciistiche sono facilmente raggiungibili da Istanbul, e la raccolta del Corpo Umano (due anni di assidui acquisti fatti dai nonni in edicola) ancora da montare, naturalmente. Ah, dimenticavo, un bollitore elettrico regalatomi da mia mamma, color acciaio, come piace a me, per la mia nuova cucina turca. La mattina levataccia, caricamento auto, partenza per Roma. Breve sosta dal fornaio perché un po’ di focaccia genovese non guasta mai. Il periodo di crisi economica e il clima di questo luglio un po’ insolito ci aiutano. Fino a Roma non c’è un rallentamento né una coda, il traffico scorre fluido e non soffriamo il caldo anche se il climatizzatore è guasto. Alle due siamo a Roma e prendiamo possesso della camera prenotata all’hotel Alexandra di via Veneto. Centrali, quindi. Il bello viene dopo un breve riposino. Roma ai miei occhi non è mai stata così bella. Una leggera brezza ci accompagna nella nostra passeggiata tra Piazza Barberini, Piazza di Spagna, via Condotti, Fontana di Trevi. Qui lancio la mia monetina mentre l’insegnante mi scatta la foto.

La giornata successiva è completamente dedicata al ritiro della nota verbale alla Farnesina e alla richiesta del visto al Consolato turco. E’ qui che l’incanto si spezza. In una stanzetta dal soffitto basso, misure tre metri per tre, tra le urla dei bambini presenti, 17 persone noi compresi cercano di attirare l’attenzione delle impiegate. Finalmente l’Insegnante fa presente la sua necessità di avere il visto e l’impiegata gli dice che sarebbe dovuto andare a Milano. A Milano? Abbiamo fatto tutti quei chilometri per niente? E poi il formulario che l’applicata della segreteria della scuola gli ha detto di compilare lì al Consolato, l’avrebbe dovuto già scaricare da Internet. Inoltre mancano alcune fotocopie che devono essere fatte fuori dal Consolato. Per concludere, la procedura richiederà parecchio tempo, giorni forse. L’Insegnante prega l’impiegata di risolvergli la questione e lei gli dice di ritornare nello stesso ufficio alle 14.30. Nel pomeriggio scena simile: l’impiegata va e viene con i nostri fogli… Nel frattempo lo stesso bambino della mattinata piange e strepita perché sfinito da quella lunga attesa mentre altre dieci persone in turco parlano contemporaneamente allo sportello. Di ciò che dicono capisco una sola parola: passaporto. Alle 15.30 il bambino si è addormentato nel passeggino. Alle 16 usciamo vittoriosi da quell’ufficio: la nostra pratica è stata inviata ad Ankara. Non rimane che andare dal trasportatore per consegnargli gli scatoloni e poi risalire lo stivale per tornare a Finale…

Preparativi per la Comunione

25 Mar

Questo di oggi sarà l’ultimo incontro di Catechismo per le Shukorine prima della Comunione che si svolgerà domenica. Sono molto emozionate perché faranno la Prima Confessione e le prove. Oltre ad Abba Berhanemeskel ci sarà anche suor Giuseppina che fa parte delle suore della Carità. Come al solito verrà l’amica T. con la sua auto-pulmino ad accompagnare tutto il gruppo. Ognuno dei sette bambini italiani domenica farà la sua parte: chi porterà i fiori all’altare, chi leggerà le intenzioni, chi le letture. Insomma, credo sarà una grande festa non solo per le mie Shukorine ma anche per tutta la comunità italiana. Il numero degli invitati è salito a settanta, di cui ventisette sono bambini. La nonna è già alla prese con polpettoni e torte di verdura, io sto facendo lavorare la macchina del pane perché occorreranno almeno cinque pagnotte per tutti quegli ospiti.

Catechismo

4 Feb

E’ ufficiale: le Shukorine hanno cominciato il Catechismo! Fanno parte del gruppo italiano seguito da Abba Berhanemeskel (tradotto in italiano: padre Lucecroce) che ogni venerdì si riunisce nella parrocchia di San Francesco. In realtà si tratta di un gruppo misto: quattro bambini si preparano per la Comunione e tre per la Cresima. Però di essi soltanto Giada e Sara faranno la Comunione qui ad Asmara, gli altri si faranno rilasciare da Abba Berhanemeskel un attestato di frequenza e faranno la Comunione o la Cresima in Italia. L’orario del Catechismo è dalle 16 alle 17 di ogni venerdì ed è l’amica T. ad occuparsi di trasformare la sua auto in pulmino per il trasporto dei sette bambini. La scena è degna di essere filmata: l’auto-pulmino arriva all’ultima fermata, cioè casa nostra, già carica; si ferma davanti al cancello e si sente un gran vociare di bambini mentre le shukorine si affrettano a salire in macchina. Il nostro guardiano osserva il tutto e ride. Sarà il numero dei bambini, sarà l’autista bianca, sarà il caos che regna sull’auto… ancora non sono riuscita a capire il motivo di tanta ilarità…

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