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A Kilyos, sul Mar Nero

24 Giu

Non avrei mai immaginato una giornata al mare come quella di oggi. Se in Italia può capitare di approdare per sbaglio in una spiaggia di nudisti, qui in Turchia può succedere l’esatto contrario. Ma procediamo con ordine.

Kilyos sul Mar Nero

Kilyos sul Mar Nero

L’idea di andare sul Mar Nero ci era venuta da tempo, già in primavera. Ma avevamo rimandato pensando di coniugare la visita di una nuova località con la possibilità di trascorrere una giornata in spiaggia. Così oggi, noleggiato un pulmino con autista, siamo partiti alla volta di Kilyos, io, l’Insegnante, le due Shukorine e due amici arrivati dall’Italia. Un’ora di paesaggio marino mozzafiato con sottofondo di canzoni turche e arriviamo in un lungo spiaggione dalla sabbia finissima e rossa. Affollatissimo, ma ormai alla folla qui in Turchia siamo abituati. Scesi dal pulmino, non impieghiamo molto a capire che avremmo fatto meglio ad andare nei bagni attigui, probabilmente più turistici, perché la spiaggia scelta dal nostro autista è popolata per la maggior parte da uomini…

Kilyos sul Mar Nero

Kilyos sul Mar Nero

… e quando ci sono le donne sono tutte – salvo qualche rara eccezione – completamente vestite. Alcune indossano anche il velo.

Kilyos sul Mar Nero

Kilyos sul Mar Nero

Ecco, il mio pareo l’ho tenuto su per quasi tutta la giornata, se si eccettuano i tre bagni che ho fatto in mare.

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Domani è un altro giorno

4 Giu

Avevamo già l’acquolina in bocca pensando alla grigliata di pesce che ci saremmo gustati oggi. Avevamo invitato anche degli amici per dividere con noi il lauto pranzo, ma… “domani” per gli eritrei come per quasi tutti i popoli africani non significa “il giorno dopo”, bensì “un altro giorno”. Dico spesso che ho una buona conoscenza dell’Africa, ma a volte è inevitabile che prevalga la mia cultura e il mio modo di vivere anche in questi luoghi. Così, dopo aver preso accordi ieri con il pescivendolo guercio, io e l’amica F. stamattina ci siamo precipitate al mercato per recuperare i nostri dieci chili di seppie e gamberi prenotati. Ma, ahimè, il mercato era addirittura chiuso… bene, oggi pasta al ragù e filetto con insalata!

Meskel o Festa della Croce

27 Set

Oggi qui in Eritrea è festa: tanto per cambiare, direte voi!

Già da alcuni giorni passando per le strade di Asmara avevo notato adulti e bambini camminare tirandosi dietro legni e rami secchi e mi ero chiesta a cosa potessero servire. Solo oggi ho capito che erano in atto i preparativi per il Meskel che prevede un grande falò, il damerà. Per realizzarlo occorre un mazzo di rami legati assieme a forma di tukul. Una volta acceso, il damerà viene benedetto dalla croce, dopodiché si osserva dove e come esso si affloscia: se cade a Oriente è segno di buon auspicio per un anno di prosperità. Questa volta è caduto al centro…

Eid al-Fitr

10 Set

Oggi è festa per la fine del Ramadan. Questa mattina sono uscita verso le 11 per andare a fare la spesa e mi sono ritrovata circondata da pecore. Ce n’erano dappertutto: sulle strade, nei marciapiedi, sui carretti, sugli Ape, nei cortili delle ville, addirittura sulle spalle dei ciclisti. E belavano a più non posso. E, naturalmente, cacche ovunque. Io calzavo le infradito…

Il das

19 Mag

In occasione di matrimoni o di funerali, ma anche di altre festività, gli eritrei allestiscono davanti casa un grande tendone scuro. All’interno vengono posizionate panchine, sedie e tavoli, mentre alle pareti vengono appese decorazioni. Qui si ricevono parenti e amici degli sposi o del defunto. Per i matrimoni si balla in gruppo al suono della musica tradizionale. I das possono essere tanto gradi da ostruire strade, ma i passanti o gli automobilisti non se ne curano: quando vi si trovano di fronte cambiano semplicemente strada senza alterarsi più di tanto.

Cerimonia del caffé

14 Nov

Offrire il caffè in Eritrea è un gesto di grande significato. E’ segno di amicizia e di rispetto per il prossimo e prevede una cerimonia piuttosto lunga e complessa.

Quando i nostri vicini di casa ci hanno invitati per un caffè io non avrei mai immaginato niente di ciò che sto per raccontarvi.

Entrati in sala, io, l’Insegnante e le Shukorine ci siamo accomodati sui divani mentre la padrona di casa poneva sul tavolino un recipiente di terracotta contenente il “dabbo fir fir”, ossia pezzetti di pane caldo fatti con il “fino”, cioè con la farina di grano, passati nel burro e aromatizzati con berbere. Collocati quattro cucchiai all’interno del recipiente, ci invitava quindi a servirci. Nel frattempo accendeva un piccolo portaincensi e metteva su una stufetta a carbone la “gebena”, un recipiente di terracotta della forma di una piccola anfora contenente acqua e il caffè che lei aveva in precedenza tostato e macinato. Una volta pronto, il caffé filtrato ci è stato servito abbondantemente zuccherato e in piccole tazze senza manico. Era il primo di una serie di tre. Sì, perché il caffé viene poi rimesso sul fuoco, filtrato ancora e nuovamente offerto. Solitamente lo si fa per tre volte – la terza tazzina è considerata la migliore essendo la “berrekha”, ossia quella della benedizione – ma a volte alcune donne chiacchierando arrivano a berne anche sette. In questo caso il colore del caffè risulta pallidissimo. I nostri vicini chiamano questa cerimonia “ammazzatempo”. Non a torto…

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