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Blog 100% affidabile

27 Lug

Blog affidabile

Quando ho aperto il blog, quattro anni fa, l’ho fatto soprattutto per me stessa. Egoista! Eh, sì, volevo fissare nella blogosfera la mia nuova vita in Eritrea perché l’esperienza vissuta qualche anno prima all’estero, in Nigeria, era un ricordo ormai sbiadito. Non solo, volevo che le mie figlie ancora bambine potessero ricordare per sempre la loro infanzia in una terra così complessa e lontana dal loro luogo natio.

E poi naturalmente c’erano i nonni che volevano essere aggiornati sulla nostra quotidianità, e tutto il parentado e tutti gli amici che lasciavamo in Italia con cui si desiderava mantenere un contatto, il più forte possibile direi.

Quando poi mi sono resa conto che il mio blog poteva essere uno strumento di informazione utile a chi si apprestava a vivere un’esperienza simile ho cominciato a curarlo ancora di più. E quando ho iniziato a conoscere altri blogger che come me vivevano all’estero e che pur in continenti diversi provavano le mie stesse emozioni passando dall’entusiasmo per la nuova esperienza alla nostalgia per la loro terra e viceversa, allora ho capito che ero entrata in un nuovo mondo da cui difficilmente sarei riuscita a separarmi, un mondo che, diversamente dalla mia casa, sarei riuscita a portarmi dietro senza tante difficoltà – bastava un computer e una connessione a Internet – e mi sarei sentita ancora a casa, circondata dai vecchi e nuovi amici e dai familiari.

Una di queste nuove amiche è la Wonder che mi trova addirittura “affidabile”, 100% affidabile, e mi consegna un premio ambito nella blogosfera. Grazie Wonder! Sono onorata di riceverlo!

Riceverlo significa che il mio blog è:

  • aggiornato regolarmente
  • mostra la passione autentica per l’argomento di cui scrive
  • favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
  • offre contenuti e informazioni utili e originali
  • non é infarcito di troppa pubblicità

Ora cosa devo farne del premio? Ma naturalmente passarlo ad altri blogger! Che sono:

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Chiudo un occhio?

19 Gen
Gli ultimi scatoloni

Gli ultimi scatoloni

Quando ti svegli pensando che ti aspettano almeno dieci scatoloni del trasloco da sistemare, la lavatrice da avviare, i panni da stendere in casa perché fuori nevica, il ritiro della scheda di valutazione delle figlie, il corso di turco, le valigie da preparare per l’imminente vacanza in Italia allora la giornata non comincia certo nel migliore dei modi. Sono qui nel letto ancora in stato di dormiveglia e mi sembra di sentire le voci degli scatoloni che mi chiamano di là dallo studio. E’ vero, sono arrivata ad averne soltanto dieci su un totale di cento, dovrei essere felice, il più è fatto mi dicono. Eppure così non è. Perché quando uno non ha più lo spazio per sistemare le cose che contengono, non c’è soluzione. Sono ormai soltanto dieci, ma dieci rimarranno, lì, a occuparmi il pavimento dello studio chissà ancora per quanto tempo.

Se solo non si fosse rotta la scarpiera durante il trasloco adesso ne avrei liberati altri tre o quattro. Se solo l’Insegnante mi avesse ascoltata quando dicevo che era necessario acquistare una o due librerie, adesso forse ne avrei liberati altri sei. Tocca aspettare. Che si vada in Italia per le vacanze invernali (qui a Istanbul la scuola non chiude per Natale, ma a fine gennaio) e poi che una volta rientrati si faccia venire in casa il falegname a riparare la scarpiera e si faccia una puntatina al solito negozio svedese per l’acquisto di due Billy. Non voglio pensare al tempo che mi ci vorrà per averne almeno una completa, visto che l’ultima volta ci hanno messo due mesi ad assemblare il primo dei due armadi. E intanto gli scatoloni mi fanno ciao da lontano. Li guardo e penso che non vedo l’ora che anche per i libri si passi definitivamente al sistema digitale. Osservo le scarpe e mi chiedo se era necessario comprarle proprio tutte.

Per il momento chiudo un occhio. Ma per il futuro mi devo alleggerire. Prometto, giuro che nel corso della mia prossima vacanza italiana non mi farò tentare da nessun tipo di acquisto, ci fossero anche negozi che buttano fuori gli abiti con lo sconto del 90%. Ce la farò?

E poi, dulcis in fundo, c’è un’altra cosa che mi mette un’angoscia incredibile, ma di cui le Shukorine vanno fiere: Scheletrino. Ha richiesto un anno di paziente raccolta ai nonni in Italia, poi dopo essere stato imballato in due giganteschi scatoloni è stato imbarcato sul container. Ora il suo montaggio è appena cominciato e così si presenta al momento:

Scheletrino

Scheletrino

Non so se conoscete l’niziativa del Corriere della Sera intitolata “Divertiti e conosci il corpo umano”. Divertìti lo siamo e molto. I nonni ad acquistare le sessantaquattro uscite in edicola dell’opera, l’Insegnante ad assemblarle tutte e io a osservare il risultato: un amico di 110 cm di altezza che continuamente mi ricorda il mio destino.

Storia di un container che viaggiò da Asmara a Istanbul

13 Gen

L’avevamo preparato in una settimana di tempo il container che avrebbe dovuto trasportare le nostre masserizie da Asmara a Istanbul. Era stata una fatica immane selezionare e impacchettare i pezzi da far recapitare in Turchia. Ricordo lo stress di quei giorni: impacchettavo e impacchettavo mentre Shukor piccola raccoglieva bruchi in giardino e la gente entrava e usciva di casa per acquistare i mobili o gli elettrodomestici che non intendevamo portarci dietro.

E ora eccoli qua, i cento scatoloni arrivati ieri mattina alle 9 sotto casa mia a Istanbul. Hanno impiegato più di quattro mesi sballottati da Asmara a Roma e da Roma in Turchia su due divere navi. Eccoli qua ad occuparmi due camere e uno studio e ad aspettare che io mi decida ad aprirli.

Un anniversario da festeggiare: tre anni di estero

12 Ott

E’ stato grazie al blog Dall’Australia con amore che l’ho ricordato. Loro ieri hanno compiuto un anno di estero, noi oggi festeggiamo i tre anni.

Era il 12 ottobre del 2008 quando alle due di mattina atterravamo all’aereoporto di Asmara. L’insegnante, io, le due Shukorine e l’inseparabile Babaino, il cagnolino di peluche della Shukor piccola. Indossavamo una giacchetta di cotone, ignari che a 2.350 metri di altitudine l’aria del mattino – seppure in Africa – potesse essere frizzantina. Glli inizi non sono stati facili, siamo rimasti per due mesi in una casa semivuota, con qualche mobile ed elettrodomestico noleggiato e in condizioni che sono difficili da immaginare anche ai più fantasiosi. Le Shukorine non avevano se non quei due o tre giocattoli che eravamo riusciti  a infilare in valigia, ma correvano felici per la casa enorme e per il giardino, con il sole di Asmara sempre splendente fuori e dentro l’abitazione. Poi finalmente è arrivato il container con mobili, cibo, elettrodomestici e tutto ciò che poteva rendere confortevole la nostra vita là.

Cosa ricordo di quel periodo? Molte cose belle, sicuramente. Oltre al sole, il mare, i paesaggi, gli animali, gli amici soprattutto. Sì perché questi sono i posti in cui le comunità expat sono talmente piccole che o ci si detesta completamente o ci si ama alla follia. E sono tanti gli amici a cui ci siamo legati e che abbiamo lasciato là. Con essi ci sentiamo ancora, anzi alcuni li stiamo aspettando qui a Istanbul o perché ci verranno a trovare o perché si trasferiranno a breve in Turchia.

Adesso ci troviamo a Istanbul. A marzo l’Insegnante ha presentato domanda di trasferimento e a giugno è arrivata la notizia dell’accettazione. A settembre, contro ogni previsione nostra e del Ministero, eravamo qui.

E oggi fanno tre anni. Tre anni di estero con tutta la famiglia.

Ricordo ancora quando nel 2006 io e l’Insegnante partecipammo al concorso di selezione linguistica per l’insegnamento all’estero bandito dal MAE. Partiti da Bergamo, dove allora vivevamo, io e l’Insegnante eravamo andati a Roma di prima mattina lasciando le Shukorine con mia suocera e mia cognata. Con un briciolo di preoccupazione perché la Shukor grande aveva la febbre e prendeva l’antibiotico, mentre quella piccola piangeva e non si voleva separare da noi. Arrivati a Roma trovammo un’aula di più di 5.000 persone che come noi avevano sogni e progetti futuri. L’insegnante seduto a un banchetto. Io dietro di lui che davo i calci alla sua sedia. Non per fargli qualche dispetto o per chiedergli suggerimenti come si fa da ragazzi a scuola, ma per raccomandargli di concentrarsi bene. Ma già sapevo che ce l’avrebbe fatta. Prima di diventare insegnante aveva lavorato come traduttore dall’inglese, per anni aveva letto riviste straniere di ogni tipo, ascoltato programmi televisivi e radiofonici in lingua e quel concorso per lui fu semplicemente uno scherzo. Per me invece fu la realizzazione di un sogno che coltivavo da tempo: smettere di lavorare, avere del tempo da dedicare alla famiglia e, perché no, anche a me stessa. Ma i mesi passavano e quasi non ci si pensava più a quel concorso.

Poi, inaspettata, la nomina nell’agosto 2008. Stavamo terminando la nostra vacanza al mare in Sardegna e quello fu il momento in cui la nostra vita cambiò completamente.

Adesso ci aspettano altri sei anni di estero.

Si svolta

4 Ott

Dopo un mese di frequentazione di bar e ristoranti, non tanto per cibarci quanto per navigare in Internet – proprio adesso mi sto mangiando due belle uova al tegamino per riuscire ad aggiornare il blog e scaricare la posta (giuro, non c’era nient’altro di più vicino ai gusti della colazione all’italiana!) – da oggi avremo il permesso di residenza e quindi anche la possibilità di fare un contratto telefonico. Insomma: ci potremo riconnettere con il mondo. Sempre oggi riusciremo anche a risolvere un altro dei problemi che momentaneamente ci affliggono: il completamento degli armadi che giacciono mezzi montati nelle nostre camere da letto. Sembra che al negozio svedese avessero esaurito alcuni pezzi, per cui siamo rimasti per tutto questo tempo con le valigie aperte e gli indumenti sparsi per la casa. Credo che comunque il  ritornello del mattino: “Dov’è la mia maglietta?”, “Dove sono i miei pantaloni?” mi rimarrà nelle orecchie ancora per molto…

Ikea di Istanbul lato europeo

Ikea di Istanbul lato europeo

 

Dall’Africa all’Eurasia

8 Set

Proiettati in poche ore dal continente africano a quello euroasiatico, siamo arrivati ieri pomeriggio a Istanbul alle 16.10. Con le nostre otto valigie, con i nostri quattro piumini. All’esterno temperatura superiore ai 30°C.

Dal pulmino che insieme ai bagagli ci ha portati all’hotel Silviya, a Beyoglu, Istanbul è apparsa ai nostri occhi come una splendida metropoli. Il mar di Marmara con le sue imbarcazioni, i grattacieli, il traffico cittadino, gli innumerevoli negozi e alberghi ci hanno fatto immergere in una nuova realtà che, se  può sorprendere il viaggiatore italiano, ha un impatto indescrivibile su quello che viene dall’Eritrea.

Istiklal Caddesi

Istiklal Caddesi

Sul Bosforo

Sul Bosforo

Che dire della possibilità di inviare SMS in Italia, di parlare via Skype con i nonni, di avere un connessione Internet superveloce? Come considerare poi il poter acquistare cibo pronto a ogni angolo di strada? Prendere tram, metropolitane, taksi e spostarsi da un lato all’altro della città senza porsi problemi? Fare shopping, iscriversi a corsi di lingua, andare a teatro, al cinema, a vedere una mostra, o più semplicemente passeggiare per la Istiklal gustando un gelato?

Un centro commerciale sulla Istiklal

Un centro commerciale sulla Istiklal

Sto cercando di abituarmi gradualmente a tutto questo, ma l’adrenalina sale, sale, sale a livelli sempre più alti…

Partiti

7 Set

Siamo partiti questa mattina alle 4 da Asmara. Arriveremo a Istanbul alle 4 del pomeriggio. Siamo stanchi, entusiasti, tristi.

E’ stata una settimana intensa, trascorsa tra vendite di mobili, elettrodomestici ed auto, e la preparazione dei cento scatoloni che ci raggiungeranno tra due mesi a Istanbul.

All'aereoporto

All'aereoporto

Siamo entusiasti per la nuova esperienza che ci aspetta. Tristi per aver lasciato gli amici e il nostro cane Camilla.

In questi giorni abbiamo ricevuto mille attenzioni da chi ci ha accompagnato nella nostra avventura asmarina: gli amici siciliani e quelli romani, soprattutto. Pasti caldi, un letto profumato di bucato, passaggi in auto, babysitting, parole di incoraggiamento e di augurio mi hanno fatto capire quanto siano diventate importanti per me e per la mia famiglia queste persone. Ci siamo salutati piangendo, ma sono sicura che un giorno ci ritroveremo e riprenderemo il discorso là dove l’abbiamo interrotto.

E poi c’è Camilla. Che ha vissuto con noi fin dal nostro primo arrivo in Eritrea. Ci era stata portata quando era ancora un cucciolo dai nostri amici romani che l’avevano salvata da una brutta fine. E’ stata una gioia averla nella nostra famiglia. Ci ha dato affetto, riconoscenza, allegria, fedeltà. Non ha mai vissuto in casa perché la Shukor piccola soffre di allergia e abbiamo preferito tenerla in giardino onde evitare possibili crisi asmatiche. Purtroppo e per vari motivi (vaccinazioni, documenti, intolleranza al nuovo clima, spazi ristretti) non possiamo portarla con noi a Istanbul, ma abbiamo cercato per lei la migliore delle sistemazioni. E’ stata adottata da una giovane coppia italiana appena giunta ad Asmara e da oggi pomeriggio comincerà la sua nuova vita con loro in un ampio giardino in compagnia della tartarugona Nina.

Auguri Camilla, ti penseremo spesso e chissà che un giorno non ti potremo riabbracciare.

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