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Studiare tre lingue straniere

5 Dic

Non so come faccia lei. Io con due fatico parecchio. Lei, Shukor grande, con tre lingue straniere da studiare si entusiasma.

Quest’anno infatti oltre al turco e all’inglese ha aggiunto lo spagnolo che le dà grandi soddisfazioni. Essendo una lingua molto simile all’italiano la acquisisce molto bene e ha già un lessico ricco dopo soli due mesi di studio. Ogni ottimo risultato la prof le consegna un magnete con una parola in spagnolo da mettere sul frigorifero. Volete vedere che fra poco lo imparo anch’io?

Mommy Planner intervista Destinazioneestero

23 Ott

L’ho conosciuta quando era in procinto di partire per il Canada con la sua tribù ed è sempre un piacere leggere le sue esperienze di mamma expat a migliaia di km da casa. Nei giorni scorsi mi ha intervistata e sono onorata di dare l’abbrivio alla sua nuova rubrica sulle famiglie expat. Ve la presento: è Mommy Planner! L’intervista la potete leggere qua.

Caro Babbo Natale…

6 Ott

– Permesso, permesso, permeeessooooo!!!

– Dove vai Shukor piccola così di fretta?

– Vado a scrivere la lettera a Babbo Natale!

E’ l’ennesima che scrive in questi giorni. Tra l’altro qui a Istanbul il caldo estivo è ancora ben presente, non capisco come possa venirle in mente il Natale. A volte quando faccio le pulizie di casa mi capita di imbattermi in queste letterine – che sono una diversa dalle altre – nei posti più impensati: sotto i divani, sotto i letti, dentro gli armadi, nei cassetti fra la biancheria. Forse le nasconde a noi, ma desidera che Babbo Natale le scovi e le legga… Poco tempo fa ne ho trovata una che è di una delicatezza unica, ve la trascrivo:

“Carissimo Babbo Natale, quest’anno non voglio regali! Ma vorrei solo una cosa: vorrei vederti! Come sei, quanti anni hai, come mai hai così tanti anni e le altre persone no, perché sei così buono… e se puoi, anche fare un bel giretto con la tua slitta! Ecco, ho finito. Se non puoi portarmi in giro, vorrei solo vederti! Grazie…
Buon Natale, caro Babbo Natale!
Svegliami se vuoi!”

Pic-nic alla turca a Polonezkoy

30 Set

Uno dei modi per sfuggire alla folla e al caos di Istanbul è trascorrere il fine settimana nei bellissimi parchi di questa città. Così abbiamo fatto sabato raggiungendo Polonezkoy. L’idea era stata lanciata il venerdì da alcuni amici turchi che proponevano un pic-nic in questo “villaggio dei Polacchi” fondato nel 1842. Non so a voi, ma a me la parola pic-nic ricorda coperte sui prati, colazioni a base di pizze, uova sode, panini, pasta al forno e ovviamente preparazioni di cibi il giorno prima dell’evento.

Quest’ultima del pic-nic è la cosa che mi entusiasma di meno, lo ammetto.

Ecco, in Turchia, almeno per quel tipo di pic-nic fatto da noi non c’è bisogno di tutto questo. Nel parco in cui siamo stati ci sono aree attrezzate con ombrelloni e tavolini. Il barbecue è inserito al centro del tavolo o lateralmente. Il gestore della struttura ti porta antipasti, insalate, pane e bibite. Poi ti fa scegliere la carne (manzo, pollo, agnello) che ti cuoci da te sul barbecue. Io adoro questo tipo di pic-nic! Potrei ripetere l’esperienza molte altre volte! Anche il luogo, Polonezkoy o “villaggio dei Polacchi”, mi ha entusiasmato. Si trova nella parte asiatica di Istanbul, nel distretto di Beykoz. Esso ha mantenuto nel tempo la lingua, la cultura e le tradizioni della Polonia. All’ingresso del villaggio si possono vedere la chiesa e il cimitero cattolico. Attualmente Polonezkoy è un grande polmone verde all’interno di Istanbul. Ci sono hotel, appartamenti e ville per le vacanze o il fine settimana.  Moltissimi sono i negozi che vendono prodotti locali, tra cui frutta e verdura, miele, marmellate e altre delizie fatte in casa. Ma la grande attrazione è il parco con vari tipi di animali: scimmie, pellicani, pappagalli, asini, cavalli, papere, canguri che hanno fatto la gioia delle Shukorine e degli altri bambini che erano con noi.

Polonezkoy

Polonezkoy

Polonezkoy

Polonezkoy

Polonezkoy

Polonezkoy

Polonezkoy

Polonezkoy

Anche l’Insegnante si è divertito a dialogare con gli animali, in particolare con un pitone albino che ha tenuto a lungo sulle spalle.

L'Insegnante e il pitone albino

L’Insegnante e il pitone albino

Le nostalgie di Shukor grande e non solo di lei

20 Set
Sul Bosforo

Sul Bosforo

– Mamma, sai che Shukor grande viene ogni giorno nella mia classe?

– Come? viene ogni giorno nella tua classe? ma se adesso è in prima media, perché viene da te?

– Ha sempre una scusa diversa: ho dimenticato la merenda, dammene un po’ della tua/va tutto bene?/sto andando in palestra, mi raccomando rimani qua… eh, ma mica sono stupida io mamma, lo so che devo rimanere in classe e non andare con lei! Perché me lo viene a dire????

– Sai che c’è… Shukor grande forse un po’ ha nostalgia di te e un po’ ce l’ha della scuola elementare!

Non faccio in tempo a dire queste parole che Shukor grande corre verso la sorella e l’abbraccia forte. L’altra ride di gusto e la spinge via.

Rido anch’io immaginandomi la scenetta e rifletto su quanto può essere difficile per un bambino affrontare un nuovo ciclo di studi. Ma vorrei anche piangere in questi giorni che forse sono più duri per me che per lei. Sì perché cresce un bambino e dovrebbe crescere anche la sua mamma. Mentre questa mamma qui accidenti è rimasta ancora un po’ piccina. Non si dà pace a pensare che la sua Shukorina sia già in prima media, che abbia i professori anziché le maestre, i libri di educazione tecnica, musicale, artistica e non più il sussidiario. Che sia chiamata ragazza e non più bambina. Che presto cominci a ragionar di vestiti e smalti e amori con le sue amiche del cuore. E poi lo sa bene questa mamma qui com’è quell’età. E’ quella che conosce meglio. L’ha avuto sotto gli occhi per vent’anni quando insegnava. Eppure no, io mi sento ancora mamma di una bambina delle elementari che ti dà il bacio prima di entrare a scuola e non le importa di essere vista dai compagni, che non ha segreti per te, che non ha altri pensieri che il gioco. Ecco, oggi vorrei raccontarvi di quanto sia bella Istanbul in questa stagione, del suo clima mite, del piacere di stare in un bar davanti a un çay (tè nero) e veder passare la gente, delle gite domenicali sul Bosforo. Di quanto sia gradevole la tranquillità della casa mentre le Shukorine e l’Insegnante sono a scuola. E invece vi parlo di una mamma che vorrebbe le sue Shukor sempre piccine.

Mestieri turchi 2: la pulitrice di vetri

2 Set

Moky mi ha ricordato questo mestiere, ve lo ripropongo:

E’ da tempo che cerco una pulitrice di vetri. Una signora che, una volta al mese, venga a lavarmi tutte le finestre di cui la casa dispone. Nella zona giorno infatti le vetrate sono alte e non solo è difficile pulire la parte superiore ma anche quella esterna. Io poi soffro di vertigini. Mi avevano parlato di queste signore delle pulizie, specializzate nel lavaggio dei vetri, che per detergere a fondo le finestre si arrampicano sui davanzali e si appendono all’esterno, ma finora non le avevo mai viste in azione. Qualche giorno fa mentre affrontavo la pulizia dell’ultima finestra della casa, ho gettato l’occhio sul palazzo di fronte e chi ti vedo? La pulitrice di vetri. Ho lasciato lo straccio e afferrato la macchina fotografica.

Ecco la sequenza, notare che l’appartamento in cui lei si trova è al quarto piano:

La pulitrice di vetri

La pulitrice di vetri

La pulitrice di vetri

La pulitrice di vetri

Voi fareste queste acrobazie per le vostre finestre?

L’insostenibile leggerezza della mia estate

20 Ago

Per un’expat come me l’estate è il tempo del riposo ma in un certo senso anche del dovere nei confronti degli affetti lasciati in patria. Da quattro anni a questa parte, e cioè da quando la nostra è diventata una famiglia expat, estate significa tornare in Italia, riabbracciare i genitori, rivedere i parenti, ritrovarsi con gli amici sorseggiando gustosi aperitivi o mangiando insieme a loro una buona pizza. Insomma, si cerca di recuperare un po’ del tempo perduto, di capire dove eravamo rimasti e riprendere il filo del discorso. Per la nostra famiglia la cosa è sempre stata un po’ complicata perché ciò comporta un peregrinare per l’Italia abbastanza impegnativo: prima c’è l’approdo in Liguria a casa dei miei genitori, poi il passaggio in Lombardia per vedere se la nostra casa è ancora in piedi, e infine la vacanza si conclude in Molise dalla suocera. Ops! il verbo “conclude” è assolutamente casuale.

Anche questa estate sarebbe dovuta andare così. Se non fosse stato per quell’annuncio su Facebook in cui un anziano camper siciliano cercava un nuovo padrone che lo portasse ancora in giro per il mondo. Ora non so a voi, ma a me la famiglia Destinazione è parsa la più adatta a questo compito. E così l’insostenibile leggerezza dell’estate si è impossessata di noi, ci ha fatto trascurare qualche parente e qualche amico (non ce ne vogliano!) e via, verso nuove destinazioni con il nostro CampeRino! Prima la parte sud orientale della Sicilia, poi la costa tirrenica della Calabria. Ogni giorno un posto diverso dove fare il bagno, ogni giorno una cucina diversa da provare. Anche perché – lo confesso – nelle foto sembriamo dei provetti camperisti, ma nella realtà abbiamo ancora molto da imparare su questa vita da camper, tra cui appunto l’utilizzo della cucina!

L'Insegnante e il CampeRino

L’Insegnante e il CampeRino

Questo post partecipa al blogstorming per il tema del mese “L’insostenibile leggerezza dell’estate”.

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