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Storia di un container che viaggiò da Asmara a Istanbul

13 Gen

L’avevamo preparato in una settimana di tempo il container che avrebbe dovuto trasportare le nostre masserizie da Asmara a Istanbul. Era stata una fatica immane selezionare e impacchettare i pezzi da far recapitare in Turchia. Ricordo lo stress di quei giorni: impacchettavo e impacchettavo mentre Shukor piccola raccoglieva bruchi in giardino e la gente entrava e usciva di casa per acquistare i mobili o gli elettrodomestici che non intendevamo portarci dietro.

E ora eccoli qua, i cento scatoloni arrivati ieri mattina alle 9 sotto casa mia a Istanbul. Hanno impiegato più di quattro mesi sballottati da Asmara a Roma e da Roma in Turchia su due divere navi. Eccoli qua ad occuparmi due camere e uno studio e ad aspettare che io mi decida ad aprirli.

Un momento magico per Shukor grande

2 Gen

Come la maestra Lida ad Asmara è stata un amore a prima vista per Shukor piccola, così la maestra Franca lo è stata per Shukor grande. L’ha avuta come insegnante soltanto per tre mesi, da marzo fino a giugno scorso, ma la porta nel cuore come se ci avesse trascorso insieme un quinquennio di scuola primaria. Non andrò per le lunghe a spiegarvi i motivi di tanto affetto. Ve ne butto lì uno soltanto, quello che io come mamma-insegnante ho notato da subito. E’ quell’empatia che nasce quando l’alunno capisce che la maestra ha a cuore il suo benessere.

Così, dopo tre mesi di testi scritti, lineee del tempo e coniugazioni dei verbi, sono arrivate le vacanze estive. Poi è arrivato settembre e con lui il nostro trasferimento a Istanbul. Le due si sono lasciate con grande dispiacere.

Non la vedrò più? Si chiedeva Shukor grande e si rattristava.

Ma la vita, che è una gran simpaticona e che a volte – il più delle volte – fa dei giri strani, ci ha smentiti ancora. Franca ha scelto come meta delle sue vacanze di fine anno proprio Istanbul.

Due giorni fa sotto il cielo nuvoloso di Istanbul le due si sono riabbracciate con il sole di Asmara nel cuore.

My 7 links project

19 Dic

Raccolgo l’invito di Zia Atena a prendere spunto da lei per fare il resoconto dell’anno con i “My 7 links project”.

La cosa sembrerebbe essere di una certa facilità visto che sono soltanto 77 i post tra cui dovrei scegliere. Ma come spesso succede è più facile a dirsi che a farsi: in questi 77 post sono racchiuse le tantissime esperienze vissute in due Paesi diversi, Eritrea e Turchia, e le innumerevoli emozioni che esse hanno suscitato in me. Ma ci voglio provare ugualmente.

Scusate se dovrete saltare da un continente all’altro.

Il post più bello. Senza ombra di dubbio “Istanbul per me“. Ero arrivata in Turchia da pochi giorni e con questo post cercavo di rispondere a parenti e amici che mi chiedevano un’impressione sulla città.

Il post più popolare. “Il mio secondo bloggerincontro“, in cui parlo dell’inaspettato incontro con Piperpenny.

Il post il cui successo mi ha sorpresa. “La mia Prima Comunione ad Asmara“, che in realtà è stato scritto da mia figlia, Shukor grande, per il giornalino della scuola.

Il post più utile. Credo sia stato “Allò-iellén“. Lo penso perché sono in tanti quelli che digitando la parola “Asmara” sui motori di ricerca approdano a questa pagina e di conseguenza mi scrivono nel tentativo di capire come si vive là e come ci siamo trovati noi genitori in Eritrea con i figli al seguito.

Il post che non ha avuto il successo che si meritava. “Il ritorno“. E’ un post in cui parlo delle emozioni che si susseguono nel cuore di chi si allontana dall’Italia per tornare nel Paese d’emigrazione. Non è un molto conosciuto perché in quel periodo l’accesso al blog era riservato soltanto a pochi parenti e amici.

Il post più controverso. E per il quale ringrazio tutti, ossia tutti coloro che mi hanno dato consigli su come affrontare le mie difficoltà con la lingua turca è “Incubi da turco“. Nei commenti c’è chi dice “Take it easy”, chi “Impegnati perché è importante”, chi mi racconta la sua esperienza, chi mi invita a dare il massimo per poter leggere un giorno Nazim Hikmet in lingua originale.

Il post del quale vado più fiera. “Un anniversario da festeggiare“. Ossia tre anni trascorsi all’estero. Non c’è bisogno di commentarlo, credo.

E ora passo la parola ad altri sette blogger:

Una famiglia in viaggio

Valeriascrive

I pensieri di Alle

Ferengi in Addis

Congedo parentale

Minnelisapolis

Paola in Nigeria

Ne è valsa la pena

7 Dic

Ci pensavo poco fa, appena rientrata a Istanbul. Nel percorso dall’aeroporto a casa, seduta sul taksi che stentava a farsi largo tra le auto mentre la pioggia scendeva copiosa e incessante. Ne è valsa la pena. Di andare a Roma, intendo. Non tanto per sostenere un concorso che è stato vissuto con ansia, stanchezza, stress, amarezza e attesa. Quanto per incontrare nuovamente gli amici di Asmara. Abbronzati, affettuosi, sorridenti.

E’ stato bello vederli arrivare uno dopo l’altro sul piazzale dell’Ergife, riabbracciarli e riprendere il discorso là dove era stato interrotto. Chi da Buenos Aires, chi da Parigi, chi da New York, chi da Addis Abeba, chi ancora da Asmara. Ma dove eravamo rimasti? Come stai? Come ti trovi lì? I bambini? Il marito? La moglie? La fidanzata? Quando vieni a trovarci?

Tra ricordi, risate e progetti futuri sono trascorse le nostre tante ore di attesa in questo megaconcorso per la destinazione all’estero degli insegnanti.

Un anniversario da festeggiare: tre anni di estero

12 Ott

E’ stato grazie al blog Dall’Australia con amore che l’ho ricordato. Loro ieri hanno compiuto un anno di estero, noi oggi festeggiamo i tre anni.

Era il 12 ottobre del 2008 quando alle due di mattina atterravamo all’aereoporto di Asmara. L’insegnante, io, le due Shukorine e l’inseparabile Babaino, il cagnolino di peluche della Shukor piccola. Indossavamo una giacchetta di cotone, ignari che a 2.350 metri di altitudine l’aria del mattino – seppure in Africa – potesse essere frizzantina. Glli inizi non sono stati facili, siamo rimasti per due mesi in una casa semivuota, con qualche mobile ed elettrodomestico noleggiato e in condizioni che sono difficili da immaginare anche ai più fantasiosi. Le Shukorine non avevano se non quei due o tre giocattoli che eravamo riusciti  a infilare in valigia, ma correvano felici per la casa enorme e per il giardino, con il sole di Asmara sempre splendente fuori e dentro l’abitazione. Poi finalmente è arrivato il container con mobili, cibo, elettrodomestici e tutto ciò che poteva rendere confortevole la nostra vita là.

Cosa ricordo di quel periodo? Molte cose belle, sicuramente. Oltre al sole, il mare, i paesaggi, gli animali, gli amici soprattutto. Sì perché questi sono i posti in cui le comunità expat sono talmente piccole che o ci si detesta completamente o ci si ama alla follia. E sono tanti gli amici a cui ci siamo legati e che abbiamo lasciato là. Con essi ci sentiamo ancora, anzi alcuni li stiamo aspettando qui a Istanbul o perché ci verranno a trovare o perché si trasferiranno a breve in Turchia.

Adesso ci troviamo a Istanbul. A marzo l’Insegnante ha presentato domanda di trasferimento e a giugno è arrivata la notizia dell’accettazione. A settembre, contro ogni previsione nostra e del Ministero, eravamo qui.

E oggi fanno tre anni. Tre anni di estero con tutta la famiglia.

Ricordo ancora quando nel 2006 io e l’Insegnante partecipammo al concorso di selezione linguistica per l’insegnamento all’estero bandito dal MAE. Partiti da Bergamo, dove allora vivevamo, io e l’Insegnante eravamo andati a Roma di prima mattina lasciando le Shukorine con mia suocera e mia cognata. Con un briciolo di preoccupazione perché la Shukor grande aveva la febbre e prendeva l’antibiotico, mentre quella piccola piangeva e non si voleva separare da noi. Arrivati a Roma trovammo un’aula di più di 5.000 persone che come noi avevano sogni e progetti futuri. L’insegnante seduto a un banchetto. Io dietro di lui che davo i calci alla sua sedia. Non per fargli qualche dispetto o per chiedergli suggerimenti come si fa da ragazzi a scuola, ma per raccomandargli di concentrarsi bene. Ma già sapevo che ce l’avrebbe fatta. Prima di diventare insegnante aveva lavorato come traduttore dall’inglese, per anni aveva letto riviste straniere di ogni tipo, ascoltato programmi televisivi e radiofonici in lingua e quel concorso per lui fu semplicemente uno scherzo. Per me invece fu la realizzazione di un sogno che coltivavo da tempo: smettere di lavorare, avere del tempo da dedicare alla famiglia e, perché no, anche a me stessa. Ma i mesi passavano e quasi non ci si pensava più a quel concorso.

Poi, inaspettata, la nomina nell’agosto 2008. Stavamo terminando la nostra vacanza al mare in Sardegna e quello fu il momento in cui la nostra vita cambiò completamente.

Adesso ci aspettano altri sei anni di estero.

Ho bisogno di un corso di turco…

23 Set
Il camion dei mobili

Il camion dei mobili davanti casa nostra

Vedete il camion in sosta davanti casa mia? Ogni giorno ne arriva uno: con la lavatrice, la cucina a gas, l’armadio, il divano… Non c’è tregua! Gli operai vanno e vengono e tutti parlano solo turco, naturalmente… Ieri uno mi chiedeva uno straccio per asciugare l’acqua che si era formata sotto il frigorifero e io captando la parola “su” gli ho portato un bicchiere d’acqua fresca. L’altro giorno un altro mi spiegava come azionare la lavatrice e io annuivo per tranquillizzarlo, ma in realtà non capivo niente. Come è andato via ho cominciato a smanettare con i programmi. Per fortuna il bucato ne è uscito bene! Insomma, avrei svariati esempi da farvi, ma ve li voglio risparmiare. Una cosa è certa: ho bisogno di un corso di turco, intensivo ed efficace soprattutto, perché qui quasi nessuno parla inglese o francese o italiano. E non funziona neanche l’esprimersi a gesti perché la loro gestualità è diversa dalla nostra e si rischia di offendere.

Ad ogni modo mi posso ritenere soddisfatta perché sto imparando almeno il turco di sopravvivenza: a Istanbul in pochi giorni ho memorizzato una quantità di termini che non imparato in tre anni di tigrino ad Asmara. Là mi capivano in italiano o in inglese e non mi sforzavo più di tanto. Qui non mi capiscono e mi devo attivare al più presto.

Lo portiamo con noi sull’aereo?

3 Set

Mentre  il cellulare e il telefono fisso squillano ininterrottamente e all’unisono. Mentre gli operai imballano mobili e oggetti. Mentre gli amici arrivano alla spicciolata per salutarci. Mentre io numero gli scatoloni e vado da una parte all’altra della casa percorrendo il corridoio come una lucidatrice impazzita, la mia Shukor piccola si dà alla raccolta dei bruchi in giardino.

Oggi ne ha trovato uno nero e grassoccio. L’ha messo in una scatolina di plastica insieme a due foglie e me l’ha presentato dicendo: “Non è bello?”. Poi ha aggiunto: “Lo portiamo con noi sull’aereo?”

L'albero del caffè nel nostro giardino

L'albero del caffè nel nostro giardino

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