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Il caffè turco

13 Mar
Caffè turco

Caffè turco

E dopo la Cola turca ho voluto provare anche il caffè turco. Com’è????

Beh, diciamo che se volete tenervi ben svegli e se non avete mai provato l’esperienza di ingoiare della sabbia e non vedete l’ora, fa per voi.

Ve lo prepareranno nel cezve, un piccolo bricco di rame o di ottone munito di un lungo manico. Vi chiederanno se lo volete poco (az), mediamente (orta) o molto (ciok) zuccherato. Lo zucchero verrà unito all’acqua e alla polvere di caffè. Il tutto sarà fatto bollire molto lentamente. Il che significa che aspetterete un po’ prima che vi venga servito. Ricordatevi che il caffé turco non è filtrato, quindi una volta versato nella tazzina di porcellana non va bevuto subito, ma fatto decantare. La tazzina che vi porteranno sarà sicuramente munita di coperchio, per non farlo raffreddare.

Scoperchiate la tazzina e osservatelo: ce n’è tanto, non è ristretto come quello italiano. Ora prendete un bel respiro: uno, due, tre… via col primo sorso! Eh sì, per quanto lo si lasci decantare la polvere di caffè viene comunque percepita. Ma bevetelo tutto mi raccomando, perché con i fondi del caffé non c’è donna turca che non sappia predirvi il destino!

Cerimonia del caffé

14 Nov

Offrire il caffè in Eritrea è un gesto di grande significato. E’ segno di amicizia e di rispetto per il prossimo e prevede una cerimonia piuttosto lunga e complessa.

Quando i nostri vicini di casa ci hanno invitati per un caffè io non avrei mai immaginato niente di ciò che sto per raccontarvi.

Entrati in sala, io, l’Insegnante e le Shukorine ci siamo accomodati sui divani mentre la padrona di casa poneva sul tavolino un recipiente di terracotta contenente il “dabbo fir fir”, ossia pezzetti di pane caldo fatti con il “fino”, cioè con la farina di grano, passati nel burro e aromatizzati con berbere. Collocati quattro cucchiai all’interno del recipiente, ci invitava quindi a servirci. Nel frattempo accendeva un piccolo portaincensi e metteva su una stufetta a carbone la “gebena”, un recipiente di terracotta della forma di una piccola anfora contenente acqua e il caffè che lei aveva in precedenza tostato e macinato. Una volta pronto, il caffé filtrato ci è stato servito abbondantemente zuccherato e in piccole tazze senza manico. Era il primo di una serie di tre. Sì, perché il caffé viene poi rimesso sul fuoco, filtrato ancora e nuovamente offerto. Solitamente lo si fa per tre volte – la terza tazzina è considerata la migliore essendo la “berrekha”, ossia quella della benedizione – ma a volte alcune donne chiacchierando arrivano a berne anche sette. In questo caso il colore del caffè risulta pallidissimo. I nostri vicini chiamano questa cerimonia “ammazzatempo”. Non a torto…

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