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Un anniversario da festeggiare: tre anni di estero

12 Ott

E’ stato grazie al blog Dall’Australia con amore che l’ho ricordato. Loro ieri hanno compiuto un anno di estero, noi oggi festeggiamo i tre anni.

Era il 12 ottobre del 2008 quando alle due di mattina atterravamo all’aereoporto di Asmara. L’insegnante, io, le due Shukorine e l’inseparabile Babaino, il cagnolino di peluche della Shukor piccola. Indossavamo una giacchetta di cotone, ignari che a 2.350 metri di altitudine l’aria del mattino – seppure in Africa – potesse essere frizzantina. Glli inizi non sono stati facili, siamo rimasti per due mesi in una casa semivuota, con qualche mobile ed elettrodomestico noleggiato e in condizioni che sono difficili da immaginare anche ai più fantasiosi. Le Shukorine non avevano se non quei due o tre giocattoli che eravamo riusciti  a infilare in valigia, ma correvano felici per la casa enorme e per il giardino, con il sole di Asmara sempre splendente fuori e dentro l’abitazione. Poi finalmente è arrivato il container con mobili, cibo, elettrodomestici e tutto ciò che poteva rendere confortevole la nostra vita là.

Cosa ricordo di quel periodo? Molte cose belle, sicuramente. Oltre al sole, il mare, i paesaggi, gli animali, gli amici soprattutto. Sì perché questi sono i posti in cui le comunità expat sono talmente piccole che o ci si detesta completamente o ci si ama alla follia. E sono tanti gli amici a cui ci siamo legati e che abbiamo lasciato là. Con essi ci sentiamo ancora, anzi alcuni li stiamo aspettando qui a Istanbul o perché ci verranno a trovare o perché si trasferiranno a breve in Turchia.

Adesso ci troviamo a Istanbul. A marzo l’Insegnante ha presentato domanda di trasferimento e a giugno è arrivata la notizia dell’accettazione. A settembre, contro ogni previsione nostra e del Ministero, eravamo qui.

E oggi fanno tre anni. Tre anni di estero con tutta la famiglia.

Ricordo ancora quando nel 2006 io e l’Insegnante partecipammo al concorso di selezione linguistica per l’insegnamento all’estero bandito dal MAE. Partiti da Bergamo, dove allora vivevamo, io e l’Insegnante eravamo andati a Roma di prima mattina lasciando le Shukorine con mia suocera e mia cognata. Con un briciolo di preoccupazione perché la Shukor grande aveva la febbre e prendeva l’antibiotico, mentre quella piccola piangeva e non si voleva separare da noi. Arrivati a Roma trovammo un’aula di più di 5.000 persone che come noi avevano sogni e progetti futuri. L’insegnante seduto a un banchetto. Io dietro di lui che davo i calci alla sua sedia. Non per fargli qualche dispetto o per chiedergli suggerimenti come si fa da ragazzi a scuola, ma per raccomandargli di concentrarsi bene. Ma già sapevo che ce l’avrebbe fatta. Prima di diventare insegnante aveva lavorato come traduttore dall’inglese, per anni aveva letto riviste straniere di ogni tipo, ascoltato programmi televisivi e radiofonici in lingua e quel concorso per lui fu semplicemente uno scherzo. Per me invece fu la realizzazione di un sogno che coltivavo da tempo: smettere di lavorare, avere del tempo da dedicare alla famiglia e, perché no, anche a me stessa. Ma i mesi passavano e quasi non ci si pensava più a quel concorso.

Poi, inaspettata, la nomina nell’agosto 2008. Stavamo terminando la nostra vacanza al mare in Sardegna e quello fu il momento in cui la nostra vita cambiò completamente.

Adesso ci aspettano altri sei anni di estero.

Milleproroghe

24 Feb

Sono giorni di riflessioni, progetti, speranze, disperazione, felicità. Ognuno dei settanta insegnanti della scuola italiana di Asmara la vede a suo modo, mentre nel frattempo sta per essere approvato definitivamente il Decreto Milleproroghe.

Cosa c’entra con gli insegnanti? Vi chiederete voi! In esso è presente il comma 4-novies riguardante il personale docente e amministrativo destinato all’estero. Questo comma prevede la proroga di chi è in servizio all’estero fino alla fine del nono (!) anno di servizio. Insomma, pensavamo ci rimanessero solo due anni per completare il mandato all’estero e invece ne avremo per altri sei!

La nomina

21 Ago

La notizia del nostro prossimo trasferimento ad Asmara, in Eritrea, è arrivata in una tranquilla mattina di fine luglio. Mi trovavo con la famiglia in una delle più belle spiagge della Sardegna, Cala Sassari. In realtà la giornata non era cominciata nel migliore dei modi. Mia figlia maggiore quel giorno si era svegliata accusando una forte sensazione di nausea e più volte sulla spiaggia aveva manifestato dolori allo stomaco. Mentre tentavo di capire cosa stava succedendo alla bambina, ecco il telefono squillare. Dopo aver pescato il cellulare sul fondo dello zaino lo porgo a mio marito che sonnecchia sdraiato sotto l’ombrellone e sembra non darsi pensiero di chi possa essere a cercarlo.

“MAE” ripete più volte a bassa voce cercando il mio sguardo. E io realizzo che ci siamo. Sì, ci siamo arrivati, siamo al momento voluto e atteso da circa un anno e mezzo: la nomina come insegnante da parte del Ministero Affari Esteri.

La sede, però, non ci è dato di sceglierla, perché è l’ultima rimasta. Dobbiamo solo scegliere se accettare o no l’incarico. E accettiamo.

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