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Indovinate dove siamo

19 Lug
Cappuccino

Cappuccino

Stavolta siamo partiti leggeri: tre trolley per quattro persone. Perché torneremo a Istanbul leggeri.

Mi ha fatto una certa impressione questa cosa: passerò un’estate spensierata, senza preoccuparmi di quello che devo acquistare per il ritorno all’estero. Questo è uno degli aspetti positivi della nostra nuova vita a Istanbul.

Nei tre anni trascorsi ad Asmara l’estate in Italia era nel contempo un modo per tornare alla modernità e un’occasione per far rifornimento: entrare in un centro commerciale, in un supermercato, prendere un autobus, usare il bancomat che quasi sempre mi toccava sostituire perché il disuso mi aveva fatto dimenticare il codice, abbuffarsi di ogni cosa che si trovava nei negozi e approvigionarsi per la successiva partenza. Si cominciava già dai primi giorni con l’abbigliamento, per proseguire con i libri, i DVD, le medicine, concludendo con gli alimentari. Ricordo i chili di carne acquistati alla macelleria del paese di mio marito e messi sottovuoto per poter affrontare il viaggio. Mia suocera che ripeteva disperata: “Oddio, ma allora là non c’è proprio niente! Povere creature” (riferendosi alle Shukorine). E la paura che la valigie (160 kg in totale) non arrivassero a destinazione. I polli volanti, li chiamavamo.

A Istanbul invece c’è tutto e anche di più. Anzi, quando sono arrivata in Italia tutto mi è sembrato molto ridotto, poco moderno… I centri commerciali qui mi fanno sorridere per quanto sono piccoli e i mezzi di trasporto pubblici mi sembrano dei ferrivecchi. Ma apprezzo il silenzio nelle strade, il sentir parlare la mia lingua, il poter comunicare senza problemi. Ho voglia di luoghi raccolti, poo affollati, di campagna, di mare. La prima voglia, quella di un cappuccino fatto come si deve, me la sono tolta subito!

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In Italia passando per l’Asia

24 Gen
Colazione a Sabiha Gokcen

Colazione a Sabiha Gokcen

Da sabato siamo in Italia. Stavolta siamo andati in un altro continente per ritornare in Europa. E’ bastato infatti fare pochi chilometri in più per arrivare nel lato asiatico di Istanbul, all’aeroporto Sabiha Gokcen, e  prendere la Pegasus Airlines. E’ stata un’emozione percorrere questo trafficatissimo ponte sospeso sul Bosforo e trovarsi nel continente asiatico.

L’aeroporto, il secondo di Istanbul, ci ha sorpresi per la sua modernità. E’ utilizzato soprattutto dalle compagnie low cost ed è dedicato al primo pilota donna della Turchia.

Destinazioneestero, una mamma expat

6 Dic

Nei giorni scorsi mi è stato chiesto un intervento sul sito internet Le nuove mamme, nato di recente. Ho collaborato volentieri perché credo che il mio modo di vivere come mamma expat possa essere completamente diverso da quello delle altre mamme italiane.

Se volete potete leggere l’articolo a questo indirizzo.

Colgo l’occasione per postare la foto che ha visto l’inizio della nostra avventura all’estero.

L'inizio - 12 ottobre 2008

L'inizio - 12 ottobre 2008

Un anniversario da festeggiare: tre anni di estero

12 Ott

E’ stato grazie al blog Dall’Australia con amore che l’ho ricordato. Loro ieri hanno compiuto un anno di estero, noi oggi festeggiamo i tre anni.

Era il 12 ottobre del 2008 quando alle due di mattina atterravamo all’aereoporto di Asmara. L’insegnante, io, le due Shukorine e l’inseparabile Babaino, il cagnolino di peluche della Shukor piccola. Indossavamo una giacchetta di cotone, ignari che a 2.350 metri di altitudine l’aria del mattino – seppure in Africa – potesse essere frizzantina. Glli inizi non sono stati facili, siamo rimasti per due mesi in una casa semivuota, con qualche mobile ed elettrodomestico noleggiato e in condizioni che sono difficili da immaginare anche ai più fantasiosi. Le Shukorine non avevano se non quei due o tre giocattoli che eravamo riusciti  a infilare in valigia, ma correvano felici per la casa enorme e per il giardino, con il sole di Asmara sempre splendente fuori e dentro l’abitazione. Poi finalmente è arrivato il container con mobili, cibo, elettrodomestici e tutto ciò che poteva rendere confortevole la nostra vita là.

Cosa ricordo di quel periodo? Molte cose belle, sicuramente. Oltre al sole, il mare, i paesaggi, gli animali, gli amici soprattutto. Sì perché questi sono i posti in cui le comunità expat sono talmente piccole che o ci si detesta completamente o ci si ama alla follia. E sono tanti gli amici a cui ci siamo legati e che abbiamo lasciato là. Con essi ci sentiamo ancora, anzi alcuni li stiamo aspettando qui a Istanbul o perché ci verranno a trovare o perché si trasferiranno a breve in Turchia.

Adesso ci troviamo a Istanbul. A marzo l’Insegnante ha presentato domanda di trasferimento e a giugno è arrivata la notizia dell’accettazione. A settembre, contro ogni previsione nostra e del Ministero, eravamo qui.

E oggi fanno tre anni. Tre anni di estero con tutta la famiglia.

Ricordo ancora quando nel 2006 io e l’Insegnante partecipammo al concorso di selezione linguistica per l’insegnamento all’estero bandito dal MAE. Partiti da Bergamo, dove allora vivevamo, io e l’Insegnante eravamo andati a Roma di prima mattina lasciando le Shukorine con mia suocera e mia cognata. Con un briciolo di preoccupazione perché la Shukor grande aveva la febbre e prendeva l’antibiotico, mentre quella piccola piangeva e non si voleva separare da noi. Arrivati a Roma trovammo un’aula di più di 5.000 persone che come noi avevano sogni e progetti futuri. L’insegnante seduto a un banchetto. Io dietro di lui che davo i calci alla sua sedia. Non per fargli qualche dispetto o per chiedergli suggerimenti come si fa da ragazzi a scuola, ma per raccomandargli di concentrarsi bene. Ma già sapevo che ce l’avrebbe fatta. Prima di diventare insegnante aveva lavorato come traduttore dall’inglese, per anni aveva letto riviste straniere di ogni tipo, ascoltato programmi televisivi e radiofonici in lingua e quel concorso per lui fu semplicemente uno scherzo. Per me invece fu la realizzazione di un sogno che coltivavo da tempo: smettere di lavorare, avere del tempo da dedicare alla famiglia e, perché no, anche a me stessa. Ma i mesi passavano e quasi non ci si pensava più a quel concorso.

Poi, inaspettata, la nomina nell’agosto 2008. Stavamo terminando la nostra vacanza al mare in Sardegna e quello fu il momento in cui la nostra vita cambiò completamente.

Adesso ci aspettano altri sei anni di estero.

Partiti

7 Set

Siamo partiti questa mattina alle 4 da Asmara. Arriveremo a Istanbul alle 4 del pomeriggio. Siamo stanchi, entusiasti, tristi.

E’ stata una settimana intensa, trascorsa tra vendite di mobili, elettrodomestici ed auto, e la preparazione dei cento scatoloni che ci raggiungeranno tra due mesi a Istanbul.

All'aereoporto

All'aereoporto

Siamo entusiasti per la nuova esperienza che ci aspetta. Tristi per aver lasciato gli amici e il nostro cane Camilla.

In questi giorni abbiamo ricevuto mille attenzioni da chi ci ha accompagnato nella nostra avventura asmarina: gli amici siciliani e quelli romani, soprattutto. Pasti caldi, un letto profumato di bucato, passaggi in auto, babysitting, parole di incoraggiamento e di augurio mi hanno fatto capire quanto siano diventate importanti per me e per la mia famiglia queste persone. Ci siamo salutati piangendo, ma sono sicura che un giorno ci ritroveremo e riprenderemo il discorso là dove l’abbiamo interrotto.

E poi c’è Camilla. Che ha vissuto con noi fin dal nostro primo arrivo in Eritrea. Ci era stata portata quando era ancora un cucciolo dai nostri amici romani che l’avevano salvata da una brutta fine. E’ stata una gioia averla nella nostra famiglia. Ci ha dato affetto, riconoscenza, allegria, fedeltà. Non ha mai vissuto in casa perché la Shukor piccola soffre di allergia e abbiamo preferito tenerla in giardino onde evitare possibili crisi asmatiche. Purtroppo e per vari motivi (vaccinazioni, documenti, intolleranza al nuovo clima, spazi ristretti) non possiamo portarla con noi a Istanbul, ma abbiamo cercato per lei la migliore delle sistemazioni. E’ stata adottata da una giovane coppia italiana appena giunta ad Asmara e da oggi pomeriggio comincerà la sua nuova vita con loro in un ampio giardino in compagnia della tartarugona Nina.

Auguri Camilla, ti penseremo spesso e chissà che un giorno non ti potremo riabbracciare.

Si parte per Asmara

28 Ago

Dopo essere stati altre due volte a Roma al Consolato turco e aver finalmente ottenuto il visto, domani partiamo per Asmara. Qui ci fermeremo una decina di giorni, giusto il tempo (sarà sufficiente???) di inscatolare le nostre cose e caricarle sul container. Nel frattempo dovremo anche vendere le eccedenze: auto, parabola di tre metri di diametro, filtro dell’acqua, arredamento da giardino, biciclette… insomma, tutto ciò che a Istanbul non potremo più utilizzare o è troppo ingombrante per essere stipato in un appartamento.

La parabola sul tetto di casa nostra

La parabola sul tetto di casa nostra

Si conclude così per noi questa stagione estiva che è stata vissuta nell’attesa, tra le letture dei libri di Pamuk e le guide turistiche di Istanbul, i gelati, le mozzarelle, i ristoranti di pesce e le passeggiate sul lungomare di Finale Ligure. Sempre con il nostro solito peregrinare per l’Italia tra Genova, Lovere, Monteroduni. E naturalmente sempre con le valigie pronte a essere montate e smontate.

L’Italia di quest’anno mi ha messo un’enorme tristezza, è un’Italia agonizzante, che non vedo l’ora di lasciare. Mi sento fortunata di non dover lottare come la maggior parte delle persone che conosco per arrivare a fine mese, per avere la possibilità di vivere lontano da questo clima così triste. Certo, nello stesso tempo sono un po’ malinconica: non sono ancora partita e già comincio a sentire la nostalgia della mia famiglia che mi accingo a lasciare. Ma ora le distanze si sono accorciate e spero che ci saranno maggiori occasioni d’incontro. C’è qualche amico che mi consiglia di creare una lista di attesa per gli ospiti che verranno a trovarci dall’Italia. Eh sì, sembrano molti, forse favoriti dal volo Genova-Istanbul da poco inaugurato.

Vi aspettiamo tutti. A presto.

Al Consolato turco

3 Ago

Alla fine siamo dovuti andare a Roma dieci giorni prima della data prevista. Per il trasferimento ad Istanbul infatti occorre il visto di lavoro che ti viene rilasciato dal Consolato turco. Così partiamo da Finale Ligure, dove stiamo trascorrendo le nostre vacanze, sabato sera dopo cena. Arriviamo a Genova e cominciamo a riempire alcuni cartoni con le tute da sci che in Turchia potrebbero esserci utili dal momento che alcune località sciistiche sono facilmente raggiungibili da Istanbul, e la raccolta del Corpo Umano (due anni di assidui acquisti fatti dai nonni in edicola) ancora da montare, naturalmente. Ah, dimenticavo, un bollitore elettrico regalatomi da mia mamma, color acciaio, come piace a me, per la mia nuova cucina turca. La mattina levataccia, caricamento auto, partenza per Roma. Breve sosta dal fornaio perché un po’ di focaccia genovese non guasta mai. Il periodo di crisi economica e il clima di questo luglio un po’ insolito ci aiutano. Fino a Roma non c’è un rallentamento né una coda, il traffico scorre fluido e non soffriamo il caldo anche se il climatizzatore è guasto. Alle due siamo a Roma e prendiamo possesso della camera prenotata all’hotel Alexandra di via Veneto. Centrali, quindi. Il bello viene dopo un breve riposino. Roma ai miei occhi non è mai stata così bella. Una leggera brezza ci accompagna nella nostra passeggiata tra Piazza Barberini, Piazza di Spagna, via Condotti, Fontana di Trevi. Qui lancio la mia monetina mentre l’insegnante mi scatta la foto.

La giornata successiva è completamente dedicata al ritiro della nota verbale alla Farnesina e alla richiesta del visto al Consolato turco. E’ qui che l’incanto si spezza. In una stanzetta dal soffitto basso, misure tre metri per tre, tra le urla dei bambini presenti, 17 persone noi compresi cercano di attirare l’attenzione delle impiegate. Finalmente l’Insegnante fa presente la sua necessità di avere il visto e l’impiegata gli dice che sarebbe dovuto andare a Milano. A Milano? Abbiamo fatto tutti quei chilometri per niente? E poi il formulario che l’applicata della segreteria della scuola gli ha detto di compilare lì al Consolato, l’avrebbe dovuto già scaricare da Internet. Inoltre mancano alcune fotocopie che devono essere fatte fuori dal Consolato. Per concludere, la procedura richiederà parecchio tempo, giorni forse. L’Insegnante prega l’impiegata di risolvergli la questione e lei gli dice di ritornare nello stesso ufficio alle 14.30. Nel pomeriggio scena simile: l’impiegata va e viene con i nostri fogli… Nel frattempo lo stesso bambino della mattinata piange e strepita perché sfinito da quella lunga attesa mentre altre dieci persone in turco parlano contemporaneamente allo sportello. Di ciò che dicono capisco una sola parola: passaporto. Alle 15.30 il bambino si è addormentato nel passeggino. Alle 16 usciamo vittoriosi da quell’ufficio: la nostra pratica è stata inviata ad Ankara. Non rimane che andare dal trasportatore per consegnargli gli scatoloni e poi risalire lo stivale per tornare a Finale…

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