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Allò – iellén

31 Ago

Rieccomi ad Asmara e rieccomi a fare la spesa.

Dopo aver sorseggiato un caffé macchiato al bar del Cinema Roma mi dirigo in Harnet Ave per rifornirmi di frutta e verdura.

Cinema Roma

Cinema Roma

Dopo un’assenza di due mesi da Asmara fatico un po’ a rispolverare il linguaggio che si usa in questi negozi: un misto di inglese, italiano e tigrino. E così: banana allò (= ci sono le banane)? Chiedo. Iellén (= non ci sono). Mi rispondono. Oranges allò? Riprovo. E loro: ansab (= aspetta). E corrono sul retro del negozio a prendermi quelle più fresche. Tra vari allò e iellén riesco a portarmi a casa il necessario per sopravvivere una settimana senza più uscire di casa e potermi dedicare completamente alla preparazione del container.

Harnet Ave

Harnet Ave

La cattedrale

La cattedrale

Harnet Ave

Harnet Ave

Harnet Ave

Harnet Ave

Domani è un altro giorno

4 Giu

Avevamo già l’acquolina in bocca pensando alla grigliata di pesce che ci saremmo gustati oggi. Avevamo invitato anche degli amici per dividere con noi il lauto pranzo, ma… “domani” per gli eritrei come per quasi tutti i popoli africani non significa “il giorno dopo”, bensì “un altro giorno”. Dico spesso che ho una buona conoscenza dell’Africa, ma a volte è inevitabile che prevalga la mia cultura e il mio modo di vivere anche in questi luoghi. Così, dopo aver preso accordi ieri con il pescivendolo guercio, io e l’amica F. stamattina ci siamo precipitate al mercato per recuperare i nostri dieci chili di seppie e gamberi prenotati. Ma, ahimè, il mercato era addirittura chiuso… bene, oggi pasta al ragù e filetto con insalata!

Have a seat!

5 Apr

Gli asmarini te lo ripetono continuamente. Quando vai in un ufficio, a pagare la bolletta della luce o del telefono, a prenotare un viaggio aereo, alla posta, perfino quando entri dal macellaio: Have a seat! I primi tempi non ci badavo molto, ringraziavo e non mi sedevo abituata com’ero ai ritmi europei. Poi ho notato che provocavo in loro una sorta di turbamento. Così mi sono adeguata e mi siedo ovunque. I tempi di attesa si accelerano perfino e non devo sentirmi ripetere in continuazione: Please, have a seat!

Il container… finalmente!

14 Gen

E’ stata lunga. E’ durata da fine agosto a gennaio l’attesa del container con gli alimentari acquistati in Italia. Cinque mesi senza biscotti italiani, che mi hanno costretta ad imparare anche a fare le torte (e ho detto tutto!), cinque mesi senza i pelati, senza l’acqua minerale (quella di Asmara ha un retrogusto di terra), senza la farina (quella di Asmara deve essere setacciata perché ha sempre ospiti al suo interno), senza quelle piccole cose che ti fanno sorridere alla vita (olive, patatine, cereali, cioccolata e via dicendo).

E questa mattina è giunta inaspettata la telefonata: vieni subito, il container è arrivato, stiamo caricando le tue cose su un camion. Porta la lista così controlliamo che ci siano tutte! Sì perché il container non è a mio nome, noi abbiamo diritto a un solo container per tutti i cinque anni di mandato, ma gli alimentari qui non si trovano tutti o se si trovano sono di scarsa qualità (di provenienza artaba o cinese) o già scaduti, per cui ci appoggiamo ai nuovi colleghi che annualmente arrivano e chiediamo un piccolo spazio nel loro.

Quando le Shukorine torneranno da scuola troveranno ad aspettarle Nutelle, patatine, biscotti e crackers, frutta sciroppata, marmellate e latte italiano che potranno bere freddo con il cacao senza doverlo prima bollire e ribollire. Per loro sarà una gioia immensa…

Questa è la foto che ritrae la nostra megaspesa da Maiorana a Roma:

La nostra spesa

La nostra spesa

La nostra spesa

La nostra spesa

Nuovi arrivati

25 Ott

Anche quest’anno qui ad Asmara c’è stato un ricambio di espatriati italiani. Chi ha sostituito colleghi dell’Ambasciata, chi dell’Unione Europea, chi della Scuola. Sono tanti i nuovi arrivati. Li si trova in giro per i negozi, con lo sguardo sperduto alla ricerca di qualcosa di commestibile da comprare, intenti a contare le tante nakfa ormai svalutate o ad esprimersi in inglese stentato cercando disperatamente di farsi capire dai negozianti. Qualcuno è spaventato del posto, qualcun altro depresso perché ha lasciato la famiglia e gli amici, qualche altro ancora galvanizzato dalla nuova esperienza e aperto a ogni novità. Ma forse questi ultimi sono i meno numerosi. Direi che la maggior parte vorrebbe tornarsene indietro, si chiude in albergo, si fa venire tutte le malattie di questo mondo. E allora tocca a chi già si trova qui da un po’ di tempo rassicurare, consigliare, far da guida.

E’ quanto capita a me da due anni. Mi piace questo ricambio: conosci gente nuova, fai nuove amicizie, soprattutto se sono famiglie con bambini. Ti rivedi in loro, come potevi essere tu nei primi giorni di permanenza qui in questa terra africana e sei felice di esserti ormai ambientato e di non avere più timori o dubbi.

Fare la spesa senza le buste di plastica

27 Gen

In Eritrea da qualche anno, e precisamente dal 2005, sono state bandite le buste di plastica per la spesa. Gli Eritrei dicono che oltre al motivo ecologico dietro questa decisione ci sia anche la volontà di salvaguardare gli animali – mucche, capre, pecore che qui circolano liberamente anche in città – che le ingurgitavano con gravi conseguenze.

Cosa comporta fare la spesa senza i nostri cari e comodi sacchetti?

La necessità di avere sempre con sé delle borse di tela o stoffa riutilizzabili se non si vuole ricorrere ai meno robusti sacchetti di carta con cui viene impacchettata la merce nei negozi.

 

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