Tag Archives: Turco

Quella volpe di Shukor piccola

15 Gen

Ieri pomeriggio, orario compiti.

Destinazioneestero: – Shukor piccola non hai compiti oggi?

Shukor piccola: – Sì, ho quelli di Turco, ma li ho già fatti.

Destinazioneestero: – E quando li hai fatti?

Shukor piccola: – All’intervallo, con una mia amica.

Destinazioneestero (tirando un sospiro di sollievo, ché il turco non le è proprio congeniale): – Ah, non vuoi ricontrollarli con la mamma?

Shukor piccola: – No, li ho fatti bene, anzi benissimo!

Destinazioneestero: Ne sei sicura?

Shukor piccola: Certo, li ho fatti con l’amica F., lei è turca, ricordi?

Destinazioneestero: – Ah, ecco….

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Il caffè turco

13 Mar
Caffè turco

Caffè turco

E dopo la Cola turca ho voluto provare anche il caffè turco. Com’è????

Beh, diciamo che se volete tenervi ben svegli e se non avete mai provato l’esperienza di ingoiare della sabbia e non vedete l’ora, fa per voi.

Ve lo prepareranno nel cezve, un piccolo bricco di rame o di ottone munito di un lungo manico. Vi chiederanno se lo volete poco (az), mediamente (orta) o molto (ciok) zuccherato. Lo zucchero verrà unito all’acqua e alla polvere di caffè. Il tutto sarà fatto bollire molto lentamente. Il che significa che aspetterete un po’ prima che vi venga servito. Ricordatevi che il caffé turco non è filtrato, quindi una volta versato nella tazzina di porcellana non va bevuto subito, ma fatto decantare. La tazzina che vi porteranno sarà sicuramente munita di coperchio, per non farlo raffreddare.

Scoperchiate la tazzina e osservatelo: ce n’è tanto, non è ristretto come quello italiano. Ora prendete un bel respiro: uno, due, tre… via col primo sorso! Eh sì, per quanto lo si lasci decantare la polvere di caffè viene comunque percepita. Ma bevetelo tutto mi raccomando, perché con i fondi del caffé non c’è donna turca che non sappia predirvi il destino!

I magneti pubblicitari e il pranzo a casa Destinazione

30 Dic

Quello con i magneti pubblicitari è stato amore a prima vista. Da parte delle Shukorine, intendo.

Fin dai primi giorni del nostro arrivo a Istanbul li hanno scoperti, adocchiati e collezionati.

Magneti pubblicitari sul mio povero frigorifero

Magneti pubblicitari sul mio povero frigorifero

Dovete sapere che sono diffusissimi da queste parti. Tutte le attività commerciali turche li usano come biglietti da visita in quanto vi è riportato sopra il loro marchio, indirizzo e numero di telefono. Sono simpatici e coloratissimi. E, a differenza dei tradizionali biglietti in cartoncino, danno molta visibilità alle aziende proprio per il fatto che si possono esporre.

Qui a Istanbul si trovano dappertutto: nei ristoranti, nei bar, nei negozi e addirittura sui portoni dei palazzi che per l’appunto sono di metallo. Quando usciamo per una passeggiata, le Shukorine fanno a zig zag per la strada andando da un portone all’altro e tornano a casa con le tasche piene di questi magnetini. La povera Destinazioneestero è quindi costretta a lottare quotidianamente con loro per evitare che il frigorifero della cucina venga tappezzato da queste coloratissime calamite. Le Shukorine mettono, Destinazioneestero toglie. Se c’è una cosa che infatti non sopporta sono i frigoriferi ricoperti da post-it e calamite. Così, quando poco fa ha chiesto alle bambine di esporre tutti i loro magneti in cucina…

IIEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeeeeee!!

si è levato un grido di gioia che hanno sentito anche i vicini dell’ultimo piano.

– Ma solo per la foto! – ha precisato – E anche perché oggi è giornata trasgressiva. Visto che la mamma ha la febbre e non può uscire a far la spesa, prendete uno di questi magneti (che non sia di qualche paninoteca però) e telefoniamo a una lokanta per farci portare il pranzo pronto!

IEeeeeeeeeeeeee! – altro coro.

Con il telefono in una mano e il manuale di conversazione in turco nell’altra, Destinazioneestero è riuscita a farsi recapitare a casa pollo arrosto, riso pilaf, pane pide e ayran (naturalmente!).

Buon appetito!

Il nostro pranzo

Il nostro pranzo

Incubi da turco

15 Dic

Me li sono sognati tutta la notte i prefissi e i suffissi della lingua turca.

Ieri sera ho avuto la malaugurata idea di mettermi a fare i compiti per il corso di turco che devo frequentare oggi. E tra l’accordo armonico, la coniugazione del presente del verbo essere e la costruzione della frase non saprei scegliere l’argomento che sono riuscita a interiorizzare di più. Tutto mi sembra ostico e impronunciabile, tutto mi causa grande sconforto e desiderio di abbandonare il corso.

Avrei preferito delle semplicissime lezioni di turco di sopravvivenza, una di quelle cose pratiche dove ti insegnano a costruire la frase con il verbo all’infinito, i nomi al signolare, e sì, magari ti danno un po’ di conoscenze lessicali, in modo da poterle usare quando entri in un negozio e chiedi:

– Io volere tre chilo mela.

Dite che non mi avrebbe potuto capire un negoziante?

E invece no, devo sforzarmi di imparare ad accordare per benino generi e numeri, coniugare verbi, dare del voi e del tu, salutare in un certo modo quando rimango e in un altro quando vado via.

Ma chi me l’ha fatto fare?

Un nuovo concorso per l’insegnamento all’estero

15 Nov
Iscrizioni

Calligrafia ottomana

Ieri sera sul sito del Ministero Affari Esteri sono state rese note le date delle prossime selezioni linguistiche per la destinazione all’estero del personale docente e ATA. Era una notizia che io e l’Insegnante aspettavamo da tempo anche per poter programmare il viaggio in Italia. Infatti il concorso si svolgerà a Roma.

Nei giorni scorsi mi sono resa conto che la mia vista è calata ulteriormente e soprattutto esercitandomi sui test degli esami precedenti ho verificato di avere difficoltà a mettere a fuoco le lettere. Urge una visita oculistica anche in prospettiva del concorso.

Ma da un oculista turco?

L’Insegnante, immaginandomi leggere il tabellone in turco, ha commentato che va bene che ho problemi di vista, ma mi ritroverei con due fondi di bottiglia che neanche un Dom Perignon può vantare…

Insomma, per farla breve così non vi tedio, ho prenotato il mio prossimo viaggio a Genova per lunedì prossimo. Partiamo tutti insieme, io, le Shukorine e i nonni. Ho una settimana di tempo per procurarmi un nuovo paio di occhiali con lettura dell’ottotipo in italiano, lasciare le Shukorine ai miei e fiondarmi a Roma per il concorso.

Taksi

4 Nov
Taksi

Taksi

Quando si prende un taxi, solitamente si presuppone che il taxista conosca le strade e che ci recapiti senza indugio alcuno all’indirizzo richiesto. Qui a Istanbul non funziona in questo modo. Se si prende il taksi (qui si scrive così), bisogna anche spiegare al taksista la strada da percorrere perché spesso non la conosce. E non parlo di località sperdute, di strade contorte o itinerari lontani dal centro. Mi riferisco a piazze e vie centralissime, che per un abitante del luogo è impossibile non aver mai percorso. Faccio qualche esempio. Supponiamo che a Genova un cliente voglia andare in via Venti Settembre, o che a Bergamo chieda di essere portato in via Borgo Palazzo, a Milano in corso Buenos Aires, a Roma in via del Corso… ecco, nessun tassista vi verrebbe mai a chiedere come si fa ad arrivarci. A Istanbul spesso succede il contrario. Anche perché quello del taksista è un lavoro che viene svolto soprattutto dai nuovi arrivati in città.

E la difficoltà qui è doppia per me: non solo perché ancora non conosco le strade, ma anche perché non parlo il turco. Di solito quindi preferisco percorrere dei chilometri a piedi piuttosto che avventurarmi su un taksi… Voi cosa fareste?

Ho bisogno di un corso di turco…

23 Set
Il camion dei mobili

Il camion dei mobili davanti casa nostra

Vedete il camion in sosta davanti casa mia? Ogni giorno ne arriva uno: con la lavatrice, la cucina a gas, l’armadio, il divano… Non c’è tregua! Gli operai vanno e vengono e tutti parlano solo turco, naturalmente… Ieri uno mi chiedeva uno straccio per asciugare l’acqua che si era formata sotto il frigorifero e io captando la parola “su” gli ho portato un bicchiere d’acqua fresca. L’altro giorno un altro mi spiegava come azionare la lavatrice e io annuivo per tranquillizzarlo, ma in realtà non capivo niente. Come è andato via ho cominciato a smanettare con i programmi. Per fortuna il bucato ne è uscito bene! Insomma, avrei svariati esempi da farvi, ma ve li voglio risparmiare. Una cosa è certa: ho bisogno di un corso di turco, intensivo ed efficace soprattutto, perché qui quasi nessuno parla inglese o francese o italiano. E non funziona neanche l’esprimersi a gesti perché la loro gestualità è diversa dalla nostra e si rischia di offendere.

Ad ogni modo mi posso ritenere soddisfatta perché sto imparando almeno il turco di sopravvivenza: a Istanbul in pochi giorni ho memorizzato una quantità di termini che non imparato in tre anni di tigrino ad Asmara. Là mi capivano in italiano o in inglese e non mi sforzavo più di tanto. Qui non mi capiscono e mi devo attivare al più presto.

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